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Inquadrature, tagli e piani: come usarli in fotografia

Michela Ludovici
19 Agosto 2021

Si può realizzare un taglio fotografico di uno scenario avvicinandosi totalmente al protagonista della foto, oppure utilizzando lo zoom per rimanere nella stessa posizione, o infine rifilando l’immagine alla fine, in post produzione.

Viene generalmente sconsigliato l’utilizzo del taglio fotografico in post produzione, poiché è dimostrato che questo tipo di modifica a posteriori riduce la risoluzione, quindi la qualità, della foto.

Essere pronti e decisi a effettuare il taglio fotografico migliore e più d’effetto al momento dello scatto sarà utile a far risparmiare tempo e a mantenere una buona qualità. Sarà inoltre utile dal punto di vista dell’apprendimento delle tecniche fotografiche, delle inquadrature, dei piani e dei tagli fotografici.

Considerare il miglior taglio fotografico solamente al momento della post produzione appare quantomeno limitante dal punto di vista della creatività.

Lo sanno bene gli allievi dei Corsi di Fotografia organizzati ogni mese presso Il Melograno, i quali attraverso un percorso stimolante di crescita teorica e pratica giungono alla conoscenza di tecniche che non credevano sarebbero mai stati in grado di applicare nella realtà.

Il taglio fotografico

Nel momento in cui si è passati dall’analogico al digitale, le inquadrature fotografiche o tagli fotografici hanno smarrito una porzione della loro essenziale importanza e della loro genialità, diminuendo il tempo e l’attenzione che il fotografo impiega per la composizione.

Nel mondo odierno della fotografia digitale, troppo spesso l’inquadratura fotografica e il tipo di taglio fotografico vengono decisi e ricreati in fase di post produzione, attraverso la sempre presente funzionalità di ritaglio.

Ma il taglio fotografico non è solo una mera funzionalità intercambiabile: è uno degli elementi primari della bellezza comunicativa e d’impatto di un’immagine. L’inquadratura fotografica è nientemeno che l’area presa in oggetto da un obiettivo e che costituirà quindi ciò che verrà memorizzato dal sensore.

L’inquadratura, o taglio fotografico, è strettamente legata a tre elementi: il tipo di macchina fotografica, la lunghezza focale utilizzata per lo scatto, la reale distanza posta fra il protagonista della foto e la macchina fotografica.

Difatti, l’inquadratura fotografica risulta essere inversamente proporzionale alla lunghezza focale, vale a dire che, al crescere della lunghezza focale (fino ad arrivare ad esempio a un teleobiettivo), l’inquadratura fotografica diviene sempre meno ampia, perciò più dettagliata.

camera closeup

Al contrario, al diminuire della lunghezza focale (fino ad arrivare ad esempio a un grandangolo), il taglio fotografico si amplifica e diventa più inclusivo nello scenario preso in oggetto.

Per ciò che concerne la distanza, va detto che all’aumentare della stessa, la parte di scenario inclusa nello scatto aumenta, mentre nel caso opposto l’inquadratura fotografica diviene senza dubbio più dettagliata.

Prestare attenzione a questi elementi compositivi è una necessaria base di partenza volta alla riuscita di un’inquadratura adatta alla circostanza, ma anche alla sua eventuale modifica.

La composizione fotografica è di vitale importanza per stabilire un ruolo comunicativo efficace in un determinato scatto, ma la sua netta applicazione risulta spesso ostica da realizzare in talune situazioni, quali ad esempio la street photography: in alcuni casi, il tempo per pensare all’inquadratura è davvero poco, per questo motivo essere abbastanza ferrati sui suoi fondamenti è importante.

Ma come fare per produrre un'inquadratura fotografica riuscita? Scegliere il taglio fotografico non significa solamente decidere quali elementi e soggetti saranno inclusi nell’immagine e quali verranno tagliati fuori. Significa anche saper comprendere la migliore collocazione degli stessi all’interno della cornice, per ottenere il giusto risultato in termini di comunicazione.

La base teorica e tecnica di ogni fotografo risiede nelle regole standard per la composizione: la divisione geometrica degli spazi che doni equilibrio e armonia all’operato, ottenuta attraverso la famosa regola dei terzi.

Sebbene la vera fotografia vuole che ogni regola venga appresa e poi rovesciata per arrivare a un lavoro innovativo e creativo, la conoscenza delle forme, dei colori e delle linee aiutano il fotografo a scegliere il taglio fotografico più coerente.

I tipi di inquadratura fotografica: i campi

Come per ogni concetto teorico che si può analizzare in fotografia, anche le inquadrature possono essere classificate per tipologia.

In primo luogo si può dire che i tagli fotografici, a seconda della tipologia possono essere denominati campi o piani.

Si definisce campo quell’inquadratura giudicata molto ampia, in cui il paesaggio occupa una grande porzione dell’immagine e il soggetto, umano o animale, non è certamente l’elemento di primo piano.

Si parla di piano nel caso inverso, quando cioè il soggetto umano o animale è il focus della scena e occupa la maggior parte dell’inquadratura fotografica. Il piano è quindi la tecnica più frequente nel ritratto fotografico.

Parlando del campo fotografico, si può distinguere fra:

  • Lunghissimo, la più estesa in assoluto, ottenuta con un grandangolo nei paesaggi;
  • Lungo, abbastanza estesa, dove i soggetti sono individuabili ma non protagonisti;
  • Medio, dove il soggetto acquista importanza, seppur inserito in un ambiente;
  • Totale, dove la figura umana diventa protagonista, sebbene non in maniera totale.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Tipi di tagli fotografici nel ritratto: i piani fotografici

Sebbene sia importante tener presente che in fotografia le regole sono fatte per essere stravolte, dando così spazio alla creatività, il taglio fotografico nella ritrattistica, definito piano, necessita di alcune regole di partenza.

I piani fotografici si basano su delle piccole accortezze generalmente utilizzate per decidere in quale punto del soggetto effettuare il taglio fotografico dell’immagine.

Il piano fotografico definisce il rapporto fra l’ampiezza del taglio fotografico e il soggetto umano ritratto in foto; viene preso in esame quando l’inquadratura include pressappoco una figura umana intera, anche perché nel caso il taglio fosse più ampio si parlerebbe di campo, non di piano.

In base a come si effettua il taglio fotografico della figura umana, si classifica il piano in differenti tipologie:

  1. Figura intera. Il soggetto è inserito nell’immagine dalla testa ai piedi in maniera precisa.
  2. Piano americano. Il soggetto presenta un taglio fotografico a metà coscia. Spesso impiegato nel cinema, poiché utile per donare all’attore maggior dinamicità. Associato quasi sempre al cinema western, affonda in realtà le sue radici nei primi anni del Novecento grazie a David Wark Griffith.
  3. Piano Medio. Inquadratura che prevede la presenza di una o più figure, immortalate dalla vita in su.
  4. Mezzo Busto. Una tipologia di taglio fotografico abbastanza celebre, la quale prevede una figura umana inquadrata fino ai capezzoli. Si suppone che il primo mezzo busto apparso nella storia sia quello di George Barnes, il bandito in The Great Train Robberydi Edwin S. Porter nel 1903.
  5. Primo piano. Fondamento chiave del taglio fotografico nei ritratti, prevede l’inquadratura di un viso fino all’inizio delle spalle. Al centro della scena vi è il volto del soggetto, distaccato dal contesto circostante.
  6. Primissimo piano. In questo caso il viso del protagonista è l’inquadratura stessa nella sua interezza, poiché il taglio fotografico in questo caso si pone all’attaccatura dei capelli e a metà collo, o all’inizio del mento. Il focus è senza dubbio l’espressività e l’emozionalità del soggetto.
  7. Particolare, o Dettaglio. Ci si trova in presenza di questo piano fotografico quando l’immagine è concentrata solo su una parte del volto, o del corpo. Qualsiasi dettaglio può essere preso in esame, dai piedi a un qualunque piccolo oggetto.