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L'importanza del tempo di scatto in fotografia

Michela Ludovici
19 Agosto 2021

Stabilire l’esposizione e conseguentemente il tempo di scatto è una scelta creativa da cui emergono la qualità e la personalità di una fotografia. Nell’attimo in cui si scatta una fotografia si imprime quello che è stato visto dall’occhio umano, attraverso il sensore.

Le decisioni prese nell’impostazione dell’esposizione e del tempo di scatto sono indispensabili per definire la buona riuscita di questo lavoro.

Un’esposizione corretta non può prescindere dal fatto che il sensore venga esposto alla dovuta quantità di luce, in modo da essere in grado di registrare la vivacità dei colori e i dettagli della scenografia che avevano mosso il fotografo a scattare.

Se vi è una quantità di luce eccessiva, la foto sarà sovraesposta ed eccessivamente chiara. In presenza di una scarsa quantità di luce la foto sarà invece sottoesposta e scura. L’editing fotografico è una parte essenziale del percorso di ottenimento di immagini, ma il suo fine ultimo non è il rifacimento di foto con errori nell’esposizione.

Tempo di scatto e apertura del diaframma, così come l’impostazione dei valori ISO, determinano una corretta esposizione. Si può decidere che sia la fotocamera a impostare il tutto automaticamente, selezionando una modalità espositiva totalmente automatica, togliendo, tuttavia, molto dello sprint creativo e delle decisioni individuali del fotografo.

In ogni caso, è bene comprendere sin da subito cosa vuol dire parlare di tempo di scatto in fotografia, come anche della regolazione di tempi e diaframmi. Durante il Corso di Fotografia Base che si tiene presso la sede del Melograno, il Docente accompagnerà gli allievi che frequenteranno il corso nella conoscenza dei passaggi necessari a impostare correttamente il tempo di scatto.

Tempo di scatto in fotografia

Il tempo di scatto in fotografia: come impostarlo e quali accorgimenti utilizzare

Il tempo di esposizione, o il tempo di scatto, in fotografia si identifica come quella situazione in cui l’otturatore resta aperto per permettere l’entrata della luce sul sensore.

Questa porzione temporale è misurata e descritta in secondi e frazioni di secondo e, generalmente, segue questo schema progressivo:

  • 1”
  • 1/2
  • 1/4
  • 1/8
  • 1/15
  • 1/30
  • 1/60
  • 1/125
  • 1/250
  • 1/500
  • 1/1000
  • 1/2000
  • 1/4000

(di secondo)

Proprio come in matematica, nel tempo di scatto più è alto il numero al denominatore, più è veloce l’otturatore nel suo lavoro e diminuisce quindi la quantità di luce che arriva al sensore.

Un particolare di cui si dovrebbe tener conto quando si imposta il tempo di scatto è il rischio che le fotografie possano soffrire per scosse e vibrazioni dovute a urti o altri movimenti, questo nel caso in cui l’otturatore resti aperto molto a lungo e quindi il tempo di scatto sia impostato su tempi lenti in situazioni che non lo consentono.

Si tratta di una problematica molto frequente quando la macchina fotografica viene utilizzata in modalità manuale. Se si sta scattando a mano libera, infatti, un buon compromesso nel tempo di esposizione si trova a 1/125 o a 1/160 di secondo.

In ogni caso, non si può adottare questo principio come regola fissa, in quanto è necessario variare il tempo di scatto in base all’obiettivo utilizzato: la norma generica vuole che si selezioni un tempo di scatto uguale o minore rispetto alla lunghezza focale.

Perciò, tanto per fare un esempio, con un obiettivo di 24mm il tempo di esposizione consigliabile è di 1/30 di secondo, come con un 200mm il tempo di scatto raccomandabile è di al massimo 1/250 di secondo.

Va da sé che nel momento in cui si utilizza un obiettivo zoom, il tempo di scatto massimo da utilizzare dovrebbe viaggiare in base a quanto si allunga o si accorcia la lunghezza focale dell’obiettivo: più si allunga la focale (sino, magari, al teleobiettivo), più si riduce il tempo di scatto misurato in frazioni di secondo.

In questo senso, la tecnologia presente in molte focali dello stabilizzatore dell’immagine, viene incontro a tale problematica, sebbene entro un certo limite. Per ottenere una buona qualità fotografica in ogni tipologia di situazione, è comunque basilare conoscere e applicare in maniera corretta tecniche e accorgimenti riguardanti il tempo di scatto in fotografia.

Tempi e diaframmi in fotografia

La luce entra nella macchina e quindi colpisce il sensore non solo grazie al tempo di scatto ma anche mediante la determinazione dell’apertura dei diaframmi, i quali vengono misurati ed espressi in f-stop (rapporto focale).

Come il tempo di scatto, l’apertura dei diaframmi segue uno schema progressivo, il più noto è questo:

  • f/1.4
  • f/1.8
  • f/2
  • f/2.8
  • f/4
  • f/5.6
  • f/8
  • f/11
  • f/16
  • f/22

Man mano che si procede lungo questa scala sino ad arrivare a f/22, i diaframmi vengono chiusi maggiormente, proprio come nella scala di misura del tempo di scatto i tempi venivano accorciati. A ogni stop si dimezza la quantità di luce che può raggiungere il sensore.

Al contrario, man mano che si viaggia dall’f/22 sino al valore f/1.4 i diaframmi vengono aperti sempre di più e a ogni stop raddoppia la quantità di luce che colpisce il sensore.

Questa spiegazione serve a far comprendere quanto, soprattutto se si scatta manualmente, a seguito della corretta impostazione del valore ISO debba seguire la conoscenza di un bilanciamento espositivo corretto, ottenuto mediante l’impostazione del tempo di scatto e dell’apertura di diaframmi.

Questo perché appunto, vi sono tre impostazioni che provvedono a gestire l’esposizione e sono proprio il tempo di esposizione (o tempo di scatto), che decide per quanto tempo il sensore sarà esposto alla luce, l’apertura di diaframma, che decide la quantità di luce a cui il sensore sarà esposto, infine l’ISO, il quale determina la sensibilità del sensore.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Il tempo di scatto, l’apertura di diaframmi e le varie modalità di esposizione

Può capitare di essere delusi dalle proprie foto, nel caso in cui ne risulti un’immagine troppo scura o troppo chiara rispetto al risultato prefissato. Accade in particolar modo quando si scatta in modalità automatica o semiautomatica, vale a dire quando è la fotocamera che automaticamente stabilisce il tempo di scatto, l’apertura dei diaframmi o entrambi.

Perciò, può tornare utile una migliore conoscenza del tempo di scatto e dei diaframmi ma anche dei princìpi dell’esposizione e di cosa accade in base alla modalità di esposizione che si sceglie d’impostare al momento dello scatto.

  • Modalità manuale. Il tempo di scatto (o tempo di esposizione) e l’apertura del diaframma vengono impostati manualmente dal fotografo. L’esposimetro, presente sullo schermo e nel mirino, indicherà che l’esposizione è corretta quando, regolando tempo di scatto e diaframmi, segnerà che ci si trova sullo “zero”.
  • Modalità automatica con priorità di tempo di scatto. Si tratta di una modalità semiautomatica, in cui si seleziona manualmente il tempo di esposizione e in base a quello la macchina imposta l’apertura dei diaframmi appropriata.
  • Modalità automatica con priorità di diaframma. Di nuovo un modo semiautomatico, con cui si seleziona manualmente l’apertura di diaframma e in base a ciò la macchina imposta il tempo di scatto appropriato.
  • Modalità automatica. Si tratta comunque di una modalità semiautomatica avanzata, in cui la fotocamera decide sia l’apertura di diaframma che il tempo di esposizione.
  • Modalità soggetto o scena. Esistono, infine, delle modalità totalmente automatiche in cui si imposta un programma standard e preesistente, adeguato al soggetto che si vuole fotografare, lasciando totalmente alla macchina il compito di decidere la corretta combinazione di apertura di diaframma e tempo di scatto. Ogni macchina fotografica ha una gamma più o meno vasta di programmi preimpostati, i principali sono i seguenti:
    • Ritratto: i diaframmi vengono aperti il più possibile per ridurre la profondità di campo e sfocare lo sfondo del soggetto.
    • Paesaggio: i diaframmi vengono chiusi il più possibile per aumentare la profondità di campo e definire la scena.
    • Spot: il tempo di scatto è il più breve possibile, in modo da rendere ben nitido un soggetto in movimento
    • Scena notturna: il tempo di scatto è il più lungo possibile e i diaframmi vengono aperti il più possibile, per far in modo di catturare quel poco di luce ambientale, utilizzando il flash in aggiunta.
    • Macro: mette a fuoco soggetti posti a una distanza inferiore ai 60 cm, come fiori o altri piccoli soggetti.