L’arte come terapia: in Canada i medici prescrivono visite ai musei.

“Lo spazio neutro, bello e stimolante di un museo, puo’ migliorare l’umore, accrescere il benessere e dare ai pazienti l’opportunità di esplorare esperienze e sensazioni fuori dalla loro malattia.”
Parola di Nathalie Bondil, classe 1967, direttrice del Museo di Belle Arti di Montrèal, in Canada. Che nel Novembre del 2018 ha stretto una collaborazione con l’Associazione dei Medici Francofoni Canadesi: potranno prescrivere ai loro pazienti 50 ingressi gratuiti alle mostre del museo, come terapia complementare a molti disturbi: dalle malattie mentali ai disordini alimentari.
Non si guarisce ovviamente solo guardando opere d’arte, ma, sostiene la Bondil, fermarsi di fronte ad un quadro, concentrarsi sull’osservazione e godere della sua bellezza aiuta ad alleggerire i pensieri negativi e porta a distrarsi da situazioni complicate, fornendo punti di vista differenti e possibili soluzioni.
“Gli ormoni del benessere che vengono liberati quando si pratica esercizio fisico, sono simili a quelli prodotti durante una visita al museo“, dice Hélène Boyer, vicepresidente dei medici francofoni del Canada.
Insomma i benefici dell’arte sono evidenti.

“Quando entri in un museo, evadi dalla velocità di questa società. È una sorta di moderna cattedrale.”


Anche Alain de Botton la pensa così. Nel suo libro “L’arte come terapia” (Guanda, 2017), supera il concetto di “arte per l’arte” e promuove le opere artistiche come elementi utili al buon vivere, capaci di estendere gli orizzonti mentali e generare una riflessione su sé stessi. Le opere d’arte sono insomma una sorta di riequilibratori e portatrici di speranza.
Chissà che in Canada non si siano ispirati proprio al suo libro.
Intanto, da oggi, chiunque sia in possesso di una prescrizione medica, potrà visitare gratuitamente oltre 50 musei della provincia francofona canadese, in questo progetto pilota che durerà un anno.
Una cosa mai accaduta prima.