I cento anni di Ulisse. Leggere James Joyce nel 2022.

Il romanzo di James Joyce ci insegna che il tempo è relativo, che la cognizione di quest’ultimo cambia a seconda di chi ne sperimenta le sorti. Ma per quali e quanti altri motivi ha ancora senso leggere l’Ulisse oggi, nell’anno del centenario dalla sua pubblicazione?

Start

Quando James Joyce pubblicò Ulisse era il 2 febbraio 1922. Vide la luce nella libreria Shakespeare and Company, sulle rive della Senna, a Parigi, nel giorno del quarantesimo compleanno del suo autore, dopo anni di critiche, copie sequestrate e accuse d’immoralità.

Ulisse

Uno dei romanzi più enigmatici, complicati, rivoluzionari e, nonostante questo (o forse proprio per questo) più importanti della letteratura del XX secolo. Joyce iniziò a scriverlo durante la sua permanenza a Trieste, tra il 1904 e il 1915, dando vita a un’opera che emana “italianità” da ogni pagina, dall’ispirazione ai tempi di stesura. Ed è proprio del tempo di cui vuole parlarci Joyce con questo romanzo, o meglio, di come lo percepiamo, lo conosciamo e lo valutiamo. Di quei giorni in cui sembra non scorrere mai e di quegli altri in cui invece vorremmo fermarlo. 

Celebrare la vita non cesserà mai di avere senso, che tu sia Leopold Bloom o chiunque altro, che ci si trovi a Dublino o in qualsiasi altra città del mondo, che il calendario segni la data del 16 giugno 1904 o che sia l’ennesima, banale, giornata storta qualunque. 

Risiede proprio qui il primo grande insegnamento che traiamo dal testo di Joyce: nella consapevolezza, fino a cento anni fa ancora soffusa, che il tempo è relativo, e che la cognizione di quest’ultimo cambia a seconda di chi ne sperimenta le sorti. Ma per quali e quanti altri motivi ha ancora senso leggere l’Ulisse oggi, nell’anno del centenario dalla sua pubblicazione?
Nonostante sia uno dei romanzi più difficili da portare a termine, rimane uno dei migliori mai scritti in lingua inglese e tra quelli che più hanno influito sulla letteratura di inizio Novecento. Ulisse infatti è stato in grado di arricchire di nuove e molteplici dimensioni la storia del romanzo contemporaneo, a cominciare dalla sua struttura, completamente sconvolta rispetto a quella del romanzo tradizionale, in grado di riflettere e sottolineare la fluidità e l’ineffabilità dell’esperienza umana. 

Ulisse è la storia di una giornata: il 16 giugno 1904, la stessa data in cui Joyce ebbe il suo primo appuntamento con Nora Barnacle, colei che sarebbe poi diventata la sua compagna per la vita. Una giornata lunga diciotto capitoli, in cui il lettore, dall’alba a notte fonda, segue il girovagare di Leopold Bloom, un ebreo di mezza età di origine ungherese, tradito dalla sua sensuale e infedele moglie Molly, cantante lirica ormai in declino. A livello formale, Ulisse è un caleidoscopio di creatività e innovazione. Ognuno dei suoi capitoli, infatti, è scritto con una tecnica diversa e intitolato come un personaggio dell’Odissea, poema epico con cui Joyce riesce magistralmente a stabilire una serie di parallelismi, non solo tra i personaggi principali, ma anche tra le vicende narrate.

Ulisse è attuale anche perché parla di conflitti, in un giorno, quello di Leopold Bloom, che è una delle più grandi lezioni della letteratura sul potere della resilienza. È un romanzo sull’adattamento e la riconciliazione, sulla resistenza, sull’autocontrollo umano nel tentativo di superare le situazioni di crisi. 

Anche per questo, cento anni dopo, Ulisse rimane una delle opere più studiate al mondo: i suoi personaggi e i suoi episodi prevedono ancora una riflessione critica su diverse aree della conoscenza, e in particolare, sulla complessità del comportamento umano.
Leopold Bloom, Molly e Stephen Dedalus (altro personaggio chiave del romanzo e alter-ego letterario di Joyce), non hanno infatti le caratteristiche mitiche dei protagonisti omerici, ma sono, al contrario, volutamente costruiti sui loro aspetti più banali: non sono né eroi né antieroi, quanto piuttosto normali cittadini di una Dublino piena di problemi del primo Novecento, archetipi contemporanei di una nuova e rivoluzionaria percezione della psiche umana.

È tra i pensieri di ognuno di loro, liberi da punteggiatura e collegamenti strutturali, così come sgorgano dalla mente, che veniamo trasportati all’interno di questa storia: un continuo flusso di coscienza in cui ci si perde, ci si immerge, si scappa. Ulisse è attuale anche perché parla di conflitti, in un giorno, quello di Leopold Bloom, che è una delle più grandi lezioni della letteratura sul potere della resilienza. È un romanzo sull’adattamento e la riconciliazione, sulla resistenza, sull’autocontrollo umano nel tentativo di superare le situazioni di crisi. 
Leggere Ulisse ci insegna, ancora oggi, a conservare la nostra identità durante la traversata nel viaggio della vita, ad affrontare le sfide che quest’ultima ci pone davanti, a riflettere sulle peregrinazioni del nostro inconscio. 

Ulisse è il tentativo meglio riuscito di far crollare la distinzione tra letteratura e vita, e forse è anche per questo che la prima lettura rappresenta per molti un’esperienza sconcertante: ci si rende conto che ciò che si ha davanti non è che la trascrizione apparentemente ingenua dell’esistenza umana, dietro la quale si cela un piano che invece si rivela di estrema complessità. 
Parlando della sua opera, Joyce dichiarò: “Ho inserito così tanti enigmi che terrà i professori occupati a discutere su cosa intendessi per secoli, e questo è l’unico modo per garantire la propria immortalità”. 

Ci aveva visto lungo. 

Ulisse oggi rappresenta non solo la rivoluzione della letteratura modernista, ma anche la ribellione verso un’autorità che Joyce ha tentato in tutti i modi di scardinare, attraverso la continua ricerca di un linguaggio innovativo e non ancora esaminato, caratterizzato da una narrazione incentrata  sul punto di vista soggettivo e sulla psicologia dei personaggi, e da nuove tecniche narrative in grado di elevare, come lui stesso desiderava, la sua opera all’eternità. In una recensione uscita nel 1923 sulla rivista letteraria The Dial, il poeta inglese T. S. Eliot definì l’Ulisse “la più importante espressione che i tempi presenti abbiano raggiunto” e un’opera “verso la quale siamo tutti debitori, da cui nessuno può sottrarsi”.

Il trionfo della quotidianità, di una giornata qualunque che diventa epica, di persone normali, capaci di magnanimità e cortesia anche nei confronti di chi queste doti non le dimostrerà: questo vuole simboleggiare l’Ulisse. Celebrare la vita non cesserà mai di avere senso, che tu sia Leopold Bloom o chiunque altro, che ci si trovi a Dublino o in qualsiasi altra città del mondo, che il calendario segni la data del 16 giugno 1904 o che sia l’ennesima, banale, giornata storta qualunque. 

Giulia Lauria, editor e ghostwriter italiana espatriata nei Paesi Bassi.
Si dedica alla cura delle storie e ai legami tra le parole.
Trovala su Instagram e LinkedIn

La virgola è la porta girevole del pensiero.

Se tutti sapessero di più su ciò che ci circonda, il mondo sarebbe un posto migliore. Il nostro magazine di divulgazione culturale è gratis e libero, così da permettere a tutti di sapere di più.
Se ti piacciono i nostri articoli, potrai contribuire anche tu a raggiungere questo scopo.