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bell hooks e la sua visione rivoluzionaria di liberazione

bell hooks: scritto con le iniziali in minuscolo, proprio come il resto delle lettere. La scrittrice che ha ispirato generazioni di lettori aveva scelto di rimpicciolire la sua identità dietro uno pseudonimo dai caratteri dalla stessa altezza. Il nome era un omaggio alla sua bisnonna, Bell Blair Hooks, e il minuscolo aveva lo scopo di distinguerle oltre a suggerire che è la scrittura a contare, non il nome dell’autore. Non da ultimo bell hooks sfidava un sistema accademico (e non) che storicamente sminuiva e ignorava il lavoro degli studiosi neri.

Il suo vero nome era Gloria Jean Watkins, nata e cresciuta in un paese del Kentucky, Hopkinsville.
Con un piccolo sforzo possiamo immaginare il contesto. Sono gli anni 70 e la segregazione domina ogni aspetto dell’esistenza di una persona nera, dalla scuola alla vita sociale.
C’è una ferrovia che divide la città: ogni giorno i neri attraversano i binari per andare a lavorare per i bianchi e con il buio tornano nella loro parte. 
È così che vive anche la famiglia Watkins, il padre è un bidello mentre la madre è una domestica. Nonostante le difficoltà storiche e personali Gloria riesce ad andare all’università di Stanford, a conseguire un master, a farsi largo in un mondo che non favoriva le donne, ancora di più quelle nere e di umili origini.
Quell’oscurità molti anni dopo tornerà nel libro Scrivere al buio, frutto delle conversazioni con la scrittrice italiana Maria Nadotti. È la scrittura che prova a far luce, che indaga i margini in un doppio ritratto intimo che esplora i rapporti familiari e sentimentali, il denaro, l’istruzione e la scrittura.

bell hooks

Negli anni Ottanta e Novanta, hooks ha insegnato alla Yale University, all’Oberlin College e al City College di New York pubblicando libri che hanno fatto la storia del femminismo.
Come Ain’t I a Woman?: Black Women and Feminism, un libro fondamentale che è stato allo stesso tempo un resoconto sulla schiavitù e un focus sulla continua disumanizzazione delle donne nere. Per questo dopo quasi quattro decenni rimane un lavoro con un radicale rilievo storico-politico. È stato il manifesto della sua teoria femminista, quello con cui ha fornito le prove storiche del sessismo che le schiave nere hanno subito e di come quell’eredità influenzi la femminilità nera ancora oggi.

Dai ganci personali allo studio attento della storia, hooks ha illustrando i suoi concetti in maniera chiara e concisa, in altre parole: scriveva per tutti.

bell hooks non ha mai smesso di studiare, di scrivere e di cercare di capire, sempre provando a entrare in contatto con l’altro da sé. Il suo lavoro e la sua eredità intellettuale ne sono la prova. Una quarantina di libri, centinaia di articoli e innumerevoli dibattiti pubblici sul tema del femminismo che aveva definito “un movimento per porre fine al sessismo, lo sfruttamento e l’oppressione sessista”. La vera liberazione, secondo lei, doveva fare i conti con i concetti di classe sociale, razza e genere, tutti aspetti delle nostre identità che sono legati. 
L’intersezionalità è dunquela chiave di lettura del suo lavoro:
“Immaginate di vivere in un mondo dove non esiste dominio, in cui donne e uomini non sono simili o neppure sempre uguali, ma dove l’idea della reciprocità è l’ethos che modella la nostra interazione. Immaginate di vivere in un mondo dove ognuno di noi può essere quello che è, un mondo di pace e di possibilità. Da sola la rivoluzione femminista non creerà un mondo simile; è necessario mettere fine al razzismo, al classismo, all’imperialismo. 
Ci consentirà tuttavia di essere donne e uomini pienamente realizzati, capaci di creare una comunità d’amore, di vivere insieme, di attuare i nostri sogni di libertà e giustizia, vivendo la verità che tutti noi «siamo stati creati uguali». Avvicinatevi. Guardate come il femminismo può toccare e cambiare la vostra vita e la vita di tutti. Avvicinatevi e scoprite in prima persona che cos’è il movimento femminista. Venite più vicino e vedrete”.

Lo scriveva nelle prime pagine di “Il femminismo è per tutti. Una politica appassionata” un altro manifesto ma anche una sorta di tutorial su cosa è e cosa dovrebbe essere il femminismo.
Dai ganci personali allo studio attento della storia, hooks ha illustrando i suoi concetti in maniera chiara e concisa, in altre parole: scriveva per tutti.
Come attivista che non ha mai smesso di osservare il mondo e tirare fuori qualche scomoda osservazione, lo dimostra il caso di Beyoncé.
Parlando dell’album “Lemonade” lo aveva descritto “un prodotto capitalista per far soldi”, il che aveva causato furore tra le altre studiose e scrittrici femministe nere.
“Riguarda il corpo e il corpo come merce”, aveva ribadito lei dalle pagine del giornale inglese The Guardian. “Questo non è certo radicale o rivoluzionario. Dalla schiavitù fino ai giorni nostri, i corpi di donne nere, vestiti e svestiti, sono stati comprati e venduti”.
Quel che oggi resta di bell hooks è la sua imponente eredità intellettuale che continua a scuotere le coscienze con la sua visione rivoluzionaria di liberazione, un fuoco sempre accesso che tutti noi possiamo contribuire ad alimentare.

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