News From Nowhere. Dentro il futuro (ancora) utopico di William Morris.

Il romanzo utopico dello scrittore inglese, un monito a ricordarci la responsabilità di ciascuno nel favorire forme di sviluppo etiche e sostenibili per migliorare la qualità della vita presente e delle generazioni future.

Dalla New Economy alla Yolo Economy verso la Green Economy. Potrebbe recitare così la sintesi asciutta di questo inizio di XXI secolo. Una delle tante possibili per raccontare un percorso denso di colpi di scena, alternanze vibranti e potenti contrasti. La globalizzazione che oltrepassa ogni confine. Il passo lento e pesante della crescita demografica. Libertà limitate da intimidazioni terroristiche e rivoluzioni che premono per affermare nuove indipendenze. Incendi e terremoti. Il benessere psico-fisico intaccato da pandemie che non risparmiano alcun capitalismo. L’eco mediatico sempre più esteso raggiunto dalle problematiche ambientali ed energetiche il cui impatto socio-economico penetra qualsiasi indifferenza. Guerre civili e Giubilei straordinari. Ancora una volta una nuova Europa. E poi le scoperte scientifiche. La decifrazione del genoma umano, il primo cromosoma artificiale, la digitalizzazione della moneta. La comunicazione stravolta da smartphone e social media.

William Morris

Ce lo aspettavamo davvero così? Una domanda lecita per i tempi che corrono. Allo stesso modo la consapevolezza che nulla è scontato rende legittimo immaginare in risposta un futuro sfocato nel bene e nel male. Perché se da una parte il non sapere può rappresentare un limite dall’altra offre le possibilità illimitate di un foglio bianco. Obbligati a fermarci a guardare cosa accade intorno ci siamo resi conto che la corsa al progresso iniziata con la rivoluzione industriale ha subito una battuta di arresto.

Per quanto tecnologia e scienza continuino a trainare l’innovazione, effetti collaterali e una diffusa instabilità frenano la produttività causando un pessimismo in crescita nell’ultimo decennio. Eppure l’Economist, in un articolo pubblicato lo scorso aprile, suggerisce un inaspettato cambio di prospettiva. Proprio adesso – nel momento più buio – invita a guardare con ottimismo ai prossimi dieci anni. Le ragioni sono molteplici e da trovare nel modo in cui la biologia si piega a nostro servizio, nei progressi dell’intelligenza artificiale, nell’accessibilità dei prezzi delle rinnovabili che stimolano investimenti così come sta già accadendo in ambito tecnologico. E, soprattutto, nella capacità di adattamento alle nuove tecnologie rafforzatasi notevolmente durante la pandemia. Secondo l’Economist in questa combinazione di fattori diversi è possibile trovare la spinta per vivere una nuova epoca di progresso. Ma c’è un ulteriore elemento da considerare nel mosaico che disegna la migliore prospettiva futuribile, ed è la necessità di istaurare un rapporto intimo con la natura. Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta la necessità di rigenerarci immersi nell’ambiente naturale, pochi invece sanno che si tratta di un sentimento innato in ognuno di noi, che può essere stimolato, esercitato e rafforzato. Giuseppe Barbiero, direttore del Laboratorio di Ecologia Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta lo chiama ‘Biofilia’, l’intelligenza ‘naturalistica’ che potenzialmente ciascuno di noi può sviluppare. Uno strumento di innovazione necessario quanto le tecnologie per concretizzare quel futuro di benessere individuale, collettivo e ambientale a cui tutti aspiriamo. Un ulteriore suggerimento in questa direzione giunge da molto più lontano.

Un mondo nuovo trasformato da una rivoluzione a metà del ‘900 che ha ripulito la città dalla sporcizia, liberato la società dal peso del profitto e l’uomo da quello delle convenzioni. I cupi stabilimenti industriali sono stati abbattuti, le subordinazioni forzate abolite, i fiumi e i giardini ripuliti per fare spazio all’invasione della campagna rigogliosa.

È il 1890 quando William Morris, artista britannico sostenitore del socialismo contrario all’industrializzazione, scrive News From Nowhere. Romanzo utopico noto per il duplice valore di rappresentare un caposaldo della letteratura fantapolitica e un monito a ricordarci la responsabilità di ciascuno nel favorire forme di sviluppo etiche e sostenibili per migliorare la qualità della vita presente e delle generazioni future. Insoddisfatto dell’imbruttimento del tempo in cui vive, con maestria Morris compie un balzo in avanti deciso a cambiare il futuro al di là delle circostanze e, senza poterlo immaginare, affronta problematiche del tutto attuali come le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento in ambito lavorativo o il degrado ambientale. Lo fa narrando le vicende di William Guest, un militante socialista risvegliatosi all’improvviso nel XXI secolo, in una Londra così come l’autore la immaginava oggi. Un mondo nuovo trasformato da una rivoluzione a metà del ‘900 che ha ripulito la città dalla sporcizia, liberato la società dal peso del profitto e l’uomo da quello delle convenzioni. I cupi stabilimenti industriali sono stati abbattuti, le subordinazioni forzate abolite, i fiumi e i giardini ripuliti per fare spazio all’invasione della campagna rigogliosa. “Una per una le persone scoprirono quali erano i loro interessi e rinunciarono a imporsi occupazioni in cui non avrebbero assolutamente potuto riuscire. È vero che la città invase la campagna, ma gli invasori si lasciarono influenzare dal nuovo ambiente […] e fu proprio questo mondo agricolo, vivificato dal pensiero e dall’attività della gente di città, che permise il sorgere di questa vita serena, agiata ma produttiva […] Devo ammettere che gli uomini si risollevarono solo molto lentamente dai danni che essi stessi si erano procurati ma, per quanto lentamente, la guarigione venne […] Viviamo circondati dalla bellezza senza alcun timore di diventare rammolliti, siamo sempre impegnatissimi e la cosa ci riempie di gioia. Che cosa si potrebbe domandare di più dalla vita?

L’immagine è simile al cambiamento accennato dal blocco forzato appena vissuto e prossima a quanto da molti desiderato. Ma quanto tempo e consapevolezza mancano ancora perché l’utopia diventi realtà? Quando l’unione di creatività e pragmatismo riusciranno a guidarci verso un mondo nuovo fatto di sentire comune anziché di regole. Di gentilezza, libertà e giustizia.

Anna Gallo, PhD in Design e Innovazione, autrice e ghostwriter. 
Il suo campo di ricerca indaga l’archivio come luogo dinamico di conoscenza.
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