Identità in un click: come i siti porno plasmano la nostra sessualità?

Il sessualmente esplicito non sarebbe un problema se fosse onesto e reale, ma lo è quando vengono premiati i corpi che più incarnano l’ideale di bellezza e nascosti quelli si mostrano per quello che sono davvero. Allora è importante capire come le piattaforme digitali intervengano sulla definizione dei nostri gusti e dei nostri comportamenti modellando un pezzo di cultura fondamentale per la nostra esistenza: la relazione con noi stessi e con gli altri.

Di recente un’amica mi ha raccontato di un’esperienza avuta con un ragazzo. Durante il rapporto sessuale, lui le ha chiesto di guidarlo e dirgli cosa le piacesse. Lei, già in imbarazzo “perché avevo fatto male la ceretta”, si sentì ulteriormente a disagio perché, anche se piacevolmente sorpresa, era la prima volta, a trent’anni, che qualcuno le facesse questa domanda e non sapeva come rispondere. Era qui che si aspettavano di arrivare le femministe quando parlavano di rivoluzione sessuale? Come si è arrivati al punto in cui una ragazza si sente a disagio con il suo corpo e per incontrare un partner attento al suo piacere ha dovuto aspettare i trent’anni? 
Noi essere umani apparteniamo ad un’unica specie, ma abbiamo, però, infiniti modi di vivere. È questo quello che ci differenzia dagli altri mammiferi e dagli animali in generale. La cultura. Per cultura non si intende, come spesso si crede, ciò che rende colti, ma in senso più ampio ogni aspetto della nostra esistenza. A differenza degli animali, gli esseri umani vivono alla ricerca di un significato e questo vale anche per la sessualità. Sebbene abbiamo come l’impressione che la sessualità sia qualcosa di naturale, che non si impara, che semplicemente è, e nonostante sia innegabile che in quanto mammiferi nasciamo con un istinto sessuale, legato al piacere, che è funzionale alla riproduzione della specie, questo aspetto puramente biologico è strettamente legato al come e al perché essere sessualmente attivi. 

Le modalità e le motivazioni della sessualità umana fanno parte della cultura e, in quanto tali, non hanno nessun carattere universale, ma hanno valore puramente arbitrario che hanno variato e variano notevolmente nel corso della storia e nelle differenti parti del mondo. Apprendiamo come relazionarci con l’altro e come essere sessualmente attivi durante il corso della nostra esistenza, a partire dall’infanzia, come aveva “scandalosamente” teorizzato Freud. Eppure, sebbene sia una questione fondamentale nella e per la nostra esistenza, della sessualità se ne parla poco e male. La nostra educazione sessuale, nel senso di acquisizione della capacità di orientamento e comportamento riguardo alla sessualità, è di fatto lasciata al caso. Sono poche le nazioni che hanno dei programmi di educazione sessuale e affettiva integrati nei curriculum scolastici. In Italia non esiste ancora una legge nazionale al riguardo ed ogni intervento o mancato intervento è legato alla volontà del singolo a livello locale. Allora dov’è che apprendiamo a relazionarci, anche sessualmente, con l’altro? 

Le ricerche dimostrano come l’età degli utenti di piattaforme digitali come PornHub è sempre più bassa, si stima che i ragazzini, più che le ragazzine, inizino a visualizzare materiale pornografico già all’età di 8 anni. E non si tratta del singolo con una situazione famigliare difficile, poiché il porno online richiama un numero di utenti che supera quello di Amazon, Twitter e Instagram messi insieme.

Le ricerche dimostrano come l’età degli utenti di piattaforme digitali come PornHub è sempre più bassa, si stima che i ragazzini, più che le ragazzine, inizino a visualizzare materiale pornografico già all’età di 8 anni. E non si tratta del singolo con una situazione famigliare difficile, poiché il porno online richiama un numero di utenti che supera quello di Amazon, Twitter e Instagram messi insieme. Di fatto la pornografia è il nostro insegnante di educazione sessuale. A criticare il porno sono spesso personalità bigotte ultracattoliche, non è questo il caso. Il sessualmente esplicito non sarebbe un problema se esplicito significasse onesto e reale. Quella del porno è però un’industria cinematografica che non ha niente di reale. Uno sguardo ai contenuti pornografici reperibili a chiunque rivela un’architettura pensata per essere fruita dall’uomo bianco eterosessuale.
Nelle categorie, nei titoli e nei video ricorrono termini dispregiativi verso controparte femminile, che inneggiano al castigo e alla punizione in una presupposta guerra tra i sessi in cui l’uomo, nel ruolo attivo e superiore, possiede il corpo femminile con violenza. Nei video porno i corpi, perfettamente scolpiti e privi di peli, non si toccano se non nelle zone erogene, come se volessero scindere il sesso da un qualche tipo di forma di affetto. I corpi femminili vengono sbattuti, picchiati, presi, tirati, e il viso ritratto con la solita espressione di finto piacere. 

Questo tipo di contenuto, oggi è disponibile con un click, e grazie ad altre piattaforme digitali, quella pornostar, un tempo un’immagine nelle riviste di Play Boy, è possibile seguirla nella sua quotidianità,  contattarla e pagare per delle prestazioni personalizzate. È la nuova frontiera della pornografia, che aveva avuto una prima ondata di “democratizzazione” già grazie ad internet, quando è diventato possibile godere di questi contenuti gratuitamente. Da alcuni anni OnlyFans, collocandosi a metà tra un social media e un sito porno, offre la possibilità a chiunque di diventare l’imprenditore di sé stesso. Qui influencer e pornostar possono vendere direttamente i loro contenuti censurati su Instagram a chi sottoscrive l’abbonamento. 

Che siano le conseguenze della rivoluzione sessuale? Se così fosse pare che non abbia seguito molto la linea della ricerca del piacere ed espressione di sé che si erano prefigurate le femministe, e che si sia mossa invece in nome dell’ego maschile. Motivare la pubblicazione di contenuti sessualmente espliciti con “il corpo è mio e decido io” non è poi così rivoluzionario se risponde perfettamente alle richieste dell’industria dell’intrattenimento e a specifiche leggi di mercato che guadagnano dalle pubblicazioni di corpi femminili iper-sessualizzati. Si tratta piuttosto di auto-oggettivarsi, interiorizzando uno sguardo esterno (di un uomo bianco eterosessuale) sul proprio corpo, posizionato e ritoccato per ricevere like o soldi. Nuovamente, il sessualmente esplicito non sarebbe un problema se fosse onesto e reale, ma lo è quando vengono premiati i corpi che più incarnano l’ideale di bellezza e nascosti quelli si mostrano per quello che sono davvero.

Anche le altre piattaforme si adeguano a questo sguardo. Un caso emblematico è quello di Instagram che ha digitalizzato quello che Naomi Wolf ha definito il mito della bellezza. Avete presente com’è cambiato il vostro feed  quando Instagram è passata da mostrare “i post più recenti” a “i post più popolari”? Ci ritroviamo ancora e ancora le stesse immagini di persone diverse ma che fanno di tutto per somigliarsi, e se non ci riescono possono usare i filtri di bellezza che rimpiccioliscono il naso, ingrandiscono occhi e labbra e colorano le guance, o i programmi di fotoritocco. I contenuti che visualizziamo ogni giorno ci propongono continuamente standard di bellezza irreali per i quali non saremo mai abbastanza che determinano un’ossessione verso il corpo, soprattutto quello femminile. Un corpo erotizzato che rende le donne estremamente sensibili al desiderio maschile assorbendo le fantasie sessuali della cultura dominante e associando l’essere sessualmente attive con l’essere guardate e desiderate. Dalla prima e importante indagine di Shere Hite altre sono seguite e la situazione non è cambiata molto. Le donne continuano ad avere un rapporto contraddittorio con il loro corpo e anche se con il passare delle generazioni il tabù sulla masturbazione femminile si sgretola, rimane fissa l’uguaglianza rapporto sessuale e penetrazione. Invariata resta anche la percentuale di donne che raggiungono l’orgasmo con il rapporto vaginale, quando il piacere femminile è legato invece alla stimolazione clitoridea.  

Certamente è impensabile e anche non necessario eliminare la tecnologia dalla nostra vita, di cui è ormai parte integrante e determinante. È importante però essere coscienti di come le piattaforme digitali intervengano sulla definizione dei nostri gusti e dei nostri comportamenti modellando un pezzo di cultura fondamentale per la nostra esistenza, la relazione con noi stessi e con gli altri. Comunemente si pensa che la tecnologia sia uno strumento che usiamo a nostro piacimento, in realtà per ognuno dei servizi gratuiti offerti il prodotto siamo noi, o meglio, la nostra attenzione. Dietro alle piattaforme digitali ci sono delle precise logiche di mercato che hanno come obiettivo il profitto. I contenuti che guardiamo non sono scelti, ma offerti. Gli algoritmi studiano quanto tempo ci soffermiamo a guardare cosa e imparano a proporre contenuti simili, che possano essere di nostro gradimento, ogni volta che ricarichiamo la pagina per catturare la nostra attenzione più a lungo possibile e spingerci a tornare, si chiama meccanismo di ricompensa a rapporto variabile.  In attesa di una legge che permetta a tutte e tutti di ricevere un’educazione sessuale e affettiva, diventa importante ricordare che quella della pornografia è un’industria cinematografica e, come le altre piattaforme digitali, non riflette il reale ma è una rappresentazione appositamente costruita.
Proviamo a comunicare di più, con noi stessi e con gli altri, per riuscire a comprenderci, guardarci e amarci per ciò che siamo tenendo presente che un rapporto sessuale è l’incontro di due persone e non solo di due corpi.

La virgola è la porta girevole del pensiero.

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