{"id":2602,"date":"2021-05-08T09:00:00","date_gmt":"2021-05-08T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/?p=2602"},"modified":"2021-05-07T11:16:46","modified_gmt":"2021-05-07T09:16:46","slug":"damore-e-di-altre-stranezze-umane-e-non","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/racconti\/damore-e-di-altre-stranezze-umane-e-non\/","title":{"rendered":"D\u2019amore e di altre stranezze (umane e non)"},"content":{"rendered":"\n<p>La finestra \u00e8 socchiusa, se spingo un po\u2019 riesco a infilare una zampa. Ancora un attimo e sono dentro. Queste vecchie case di Trastevere hanno finestre talmente malandate che persino un canarino riuscirebbe ad aprirle. Ho finito il mio giro mattutino sui tetti, e lui \u00e8 gi\u00e0 in cucina a spignattare, col suo solito modo di muoversi preciso e rilassato. In un attimo ha pelato una montagna di carote e adesso prepara il souffl\u00e9. Io adoro il souffl\u00e9 di carote. S\u00ec, lo so che detto da un gatto sembra strano, ma io sono vegetariano, e bisogna farsene una ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec: quando vivevo in colonia, ero un formidabile cacciatore di uccellini, e adoravo i cartocci di polmone del macellaio, o le scatolette di cibo per gatti che la signora Amelia ci portava. Ma un giorno un gruppo di ragazzini della scuola di fronte quasi mi fece fuori a sassate. La signora Amelia li mise in fuga col suo bastone e mi port\u00f2 di corsa dal veterinario. Ero abbastanza malconcio, rimasi l\u00ec per tanto tempo, e cos\u00ec ebbi modo di conoscere l\u2019inquilino della gabbia di fronte, il signor Topini.<br>Il signor Topini \u00e8 un tipo in gamba, sa un sacco di cose e ha sempre un\u2019opinione su tutto, tanto che non crederesti che abbia passato met\u00e0 della sua vita in un laboratorio. Fatto sta che, uscito dalla clinica, non riuscivo pi\u00f9 a guardare i topi di strada allo stesso modo, e anche i passeri e i piccioni avevano perso tutta la loro attrattiva gastronomica. Non voler pi\u00f9 mangiare altri animali mi procur\u00f2 non pochi problemi. Rifiutavo il polmone e le scatolette e mi nutrivo solo di qualche pezzetto di formaggio che il salumiere ogni tanto mi allungava. Poi un giorno, mentre gironzolavo debole e smagrito sui tetti, da una finestra del secondo piano sentii provenire un profumo delizioso. Mi accorsi che era aperta, entrai circospetto e afferrai un fumante cardo in pastella da un vassoio. Ero affamato e cos\u00ec intento a divorarlo, che quando lui entr\u00f2 in cucina mi colse di sorpresa. Rimase un attimo perplesso, poi scoppi\u00f2 in una sonora risata. Scoprii che anche lui era vegetariano e diventammo inseparabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Scoprii anche che vivere insieme a un umano era estremamente piacevole. Adoravo le nostre serate intime passate sul divano davanti alla TV, ma, allo stesso tempo, mi piaceva tanto anche quando il nostro appartamento si riempiva di umani di tutti i tipi, di musica, di risate.<br>In quella casa, per\u00f2, succedevano alcune cose che non riuscivo a spiegarmi. Per esempio, il telefono squillava spesso, e, se lui era in casa, alzava la cornetta e riagganciava senza rispondere. Quando non c\u2019era, invece, la segreteria si riempiva di lunghi messaggi. Era sempre la stessa voce femminile, tono sommesso, un po\u2019 triste, avrei detto. Se avessi potuto, avrei risposto io e le avrei consigliato di non chiamare pi\u00f9, perch\u00e9 tanto lui i messaggi li cancellava senza ascoltarli.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era anche la faccenda dei pacchi. Almeno una volta al mese, il portiere Eligio ne portava diversi su da noi. Io mi emozionavo tantissimo, ero elettrizzato al pensiero di poter strappare la carta con gli artigli, ispezionare con curiosit\u00e0 il contenuto e infine usare la scatola vuota come nascondiglio. Ma rimanevo sempre deluso: lui rifiutava i doni con fermezza senza degnarli di uno sguardo, e, con mio enorme disappunto, li cedeva al buon Eligio che si fregava le mani dalla contentezza. Ad ogni modo, era evidente che n\u00e9 le telefonate n\u00e9 i regali erano graditi, perch\u00e9 lui dopo rimaneva pensieroso per ore, e dovevo ricorrere a tutto il mio repertorio di moine per riuscire a strappargli un sorriso.<br>Nonostante questi episodi, la nostra convivenza scorreva senza scosse, fino a quando Tommaso non irruppe nelle nostre vite.<br>Lo capii dalla prima volta che mise piede dentro casa nostra, insieme ad un gruppo di amici: nel preciso istante in cui i loro occhi si incrociarono ebbi la netta sensazione che nulla sarebbe stato come prima. La prima volta che li colsi, quegli sguardi, mi sembrarono fuori luogo. \u201cNon \u00e8 questo il modo in cui si guardano due maschi\u201d, pensai. Ad esempio, io e Guercio, il gatto rosso del barbiere, eravamo nemici giurati, ci lanciavamo occhiate fulminanti e coglievamo ogni pretesto per darcele di santa ragione. Una volta che ero particolarmente ispirato ero riuscito persino a staccargli un pezzetto di orecchio.<br>Quando lui si perdeva negli occhi di Tommaso, invece, mi sembrava molto pi\u00f9 simile a me quando morivo dietro a Mafalda, la persiana del superattico, e al profumo di borotalco della sua coda vaporosa.<br>Beh, sta di fatto che a questa cosa a un certo punto mi abituai e non ci feci pi\u00f9 caso. In fondo, mi dissi, un gatto vegetariano aveva ben poco da meravigliarsi delle stranezze altrui. E poi, da quando c\u2019era Tommaso, lui era molto pi\u00f9 felice. Solo quelle telefonate, che arrivavano a tutte le ore, riuscivano ancora a rabbuiarlo.<br>Tommaso rimaneva sempre pi\u00f9 spesso da noi, e capitava ogni tanto che io e lui rimanessimo in casa da soli. In una di quelle occasioni, il telefono suon\u00f2 insistentemente come al solito, e all\u2019ennesimo squillo Tommaso, esasperato, rispose. All\u2019inizio sembr\u00f2 sorpreso, poi incuriosito. Fatto sta che rimase a parlare con la donna all\u2019altro capo del filo per molto tempo, e quando riattacc\u00f2 aveva gli occhi lucidi. Quando lui rientr\u00f2, discussero a lungo, l\u2019espressione seria. Tommaso gli parlava concitato, lui fissava il vuoto senza rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono i giorni, e le cose sembrarono tornare lentamente alla normalit\u00e0.<br>Poi, un pomeriggio, Tommaso rientr\u00f2 prima del solito, ma mi sembrava nervoso, agitato, bench\u00e9 di buon umore. Dopo pochi minuti suon\u00f2 il campanello e Tommaso apr\u00ec. Dal pianerottolo una donna minuta gli punt\u00f2 addosso uno sguardo limpido e sereno. Si studiarono per un po\u2019, poi lui si fece da parte per lasciarla entrare. Mi avvicinai anch\u2019io incuriosito, la coda alta, e lei mi allung\u00f2 una carezza. Aveva un buon profumo e un viso stranamente familiare. Chiacchierava con Tommaso, riconobbi la voce che da mesi lasciava messaggi alla nostra segreteria. Rimasi stupito, l\u2019 avevo immaginata pi\u00f9 giovane, invece aveva gi\u00e0 parecchi fili bianchi tra i capelli.<br>Lei e Tommaso entrarono in cucina: erano gi\u00e0 entrati in confidenza, si allacciarono i grembiuli, e iniziarono a preparare la cena. Mi sembr\u00f2 che il tempo volasse, mentre li osservavo muoversi tra i fornelli, ridendo come se si conoscessero da sempre. Lo scatto della serratura della porta di\u2019 ingresso li fece trasalire,; lui entr\u00f2 in casa. Tommaso si affacci\u00f2 sull\u2019uscio della cucina, lei si materializz\u00f2 alle sue spalle. Mi sembr\u00f2 improvvisamente uno scricciolo accanto a loro, cos\u00ec alti.<br>Lui la vide, e rimase di stucco. La cartella di cuoio cadde con un tonfo pesante sul pavimento. La fissava impietrito, la mascella contratta, le mani serrate. Lei aveva gli occhi lucidi, sembrava incerta., poi di scatto rientr\u00f2 in cucina e affond\u00f2 un cucchiaio nel g\u00e2teau di patate. Si avvicin\u00f2 a lui risoluta, avvicinando il cucchiaio al suo viso. Lui apr\u00ec la bocca, riluttante, quasi per riflesso infantile. Assapor\u00f2 il boccone, e fu un attimo. Croll\u00f2 tra le braccia di quella donna cos\u00ec piccina, le spalle tremanti, e il viso affondato nel suo collo.<br>Tommaso mi sorrise, si avvicin\u00f2 e mi prese in braccio; insieme ci dirigemmo verso la cucina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><meta charset=\"utf-8\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Questo racconto \u00e8 stato scritto dall\u2019autore durante il\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.melogranoarte.it\/scrittura\" target=\"_blank\">corso di Scrittura Creativa<\/a>\u00a0de Il Melograno, condotto da Marco Caponera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La finestra \u00e8 socchiusa, se spingo un po\u2019 riesco a infilare una zampa. Ancora un attimo e sono dentro. Queste vecchie case di Trastevere hanno finestre talmente malandate che persino un canarino riuscirebbe ad aprirle. 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