{"id":2923,"date":"2021-06-27T22:12:16","date_gmt":"2021-06-27T20:12:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/?p=2923"},"modified":"2022-02-27T16:41:29","modified_gmt":"2022-02-27T14:41:29","slug":"il-manichino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/racconti\/il-manichino\/","title":{"rendered":"Il manichino"},"content":{"rendered":"\r\n<p>La preghiera funzion\u00f2 e, d\u2019un tratto, la stanza illuminata ad intermittenza divenne l\u2019altare di un silenzio mortale. Regi guard\u00f2 le pupille liquide in quel corpo di stoffa e plastica, poi abbass\u00f2 lo sguardo sulle proprie mani: il sangue era seccato in un\u2019unica crosta che si incrinava ad ogni battito del cuore. Cosa sarebbe successo ora? L\u2019uomo usc\u00ec dal cerchio di gesso e la sagoma apr\u00ec la bocca. Benny raccolse da terra la pietra a forma di piuma d\u2019oca e fece il verso a Gianlu che aveva lo sguardo perso a pochi metri da loro, sulla casa popolare color salmone. Benny si sedette sul muretto. Indic\u00f2 all\u2019altro l\u2019oggetto, lo alz\u00f2 e avvicin\u00f2 la lingua. Mugugn\u00f2 ed infine si arrese.<br \/>&#8211; Gianlu devi andare a pisciare?<br \/>La brezza invernale graffi\u00f2 Gianlu dietro all\u2019orecchio destro e da l\u00ec part\u00ec una scarica di adrenalina e terrore gi\u00f9 fino alle parti basse. Apr\u00ec la mano sulla parte posteriore della nuca, cogliendo il brivido e convincendosi che avrebbe resistito ancora un po\u2019 senza giacca, vedendosi parte integrante del murales con le palme sul portone di uno dei garage a schiera. Si gir\u00f2 verso gli occhi bassi dell\u2019amico con un\u2019espressione dubbia. Poi sorrise. Benny lanci\u00f2 la pietra oltre il muretto e si rivolse all\u2019orizzonte: lugubri composizioni di legno aprivano verso il cielo come meduse, limitando alla vista una massicciata e le griglie arancio-rosse del tramonto.<br \/>&#8211; Vuoi andare a casa, Gianlu?<br \/>&#8211; No, ho un\u2019idea migliore.<br \/>Gianlu estrasse dalla tasca un paio di lenti a specchio, le indoss\u00f2 e disse:<br \/>&#8211; E\u2019 un lavoro per Horatio Caine!<br \/>&#8211; Ma \u00e8 tardi, andiamo a giocare alla Play?<br \/>&#8211; Come vuoi, niente Horatio, ma voglio fare una cosa. E tu devi venire con me.<br \/>Ed inizi\u00f2 a camminare a passo svelto verso i caseggiati.<br \/>Una signora sulla sessantina serr\u00f2 il cancelletto e svolt\u00f2 l\u2019angolo diretta ai garage. I due presero ad avanzare lentamente. La donna usc\u00ec con una piccola scala di metallo, chiuse il garage e si incammin\u00f2 verso la palazzina.<br \/>Fu in quel momento che i ragazzi, prima Gianlu e poi Benny, iniziarono a correre poggiando i piedi come sagome di gommapiuma per non fare rumore. Gianlu si appiatt\u00ec contro il portone di un posto auto e, quando la donna lasci\u00f2 andare il cancelletto, il ragazzino corse per aggrapparsi ad uno spigolo ed il segmento di recinzione rest\u00f2 immobile. Infine, la donna attravers\u00f2 il selciato e spar\u00ec dentro la palazzina. Lo stesso fecero i due amici, facendo attenzione a non lasciare che nessuna porta si chiudesse sbattendo.<br \/>Quando furono all\u2019inizio dei gradini in marmo, Gianlu strinse i denti e drizz\u00f2 un dito di fronte alle labbra. Benny annu\u00ec.<br \/>&#8211; Che cazzo vuoi fare? &#8211; Sussurr\u00f2.<br \/>Una porta si chiuse a diversi metri da loro e il corrimano vacill\u00f2.<br \/>&#8211; Voglio vedere come se la passa Reginaldo, lo spostato dell\u2019ultimo piano.<br \/>Benny apr\u00ec la bocca e rimase silente. Le pupille ampie come lenzuola stese. Gianlu aveva colpito nel segno.<br \/>&#8211; E\u2019, E\u2019 l\u2019idea pi\u00f9 grandiosa di sempre! &#8211; Mostr\u00f2 un sorriso color fieno.<br \/>&#8211; Va bene, calma.<br \/>Gianlu fece segno all\u2019amico di attendere. Trangugi\u00f2 e si tolse gli occhiali. Uno sguardo che bramava attenzione in un\u2019espressione di sfida.<br \/>&#8211; Ora ascoltami: dopo pranzo mia madre l\u2019ha visto salire con un manichino! Chiss\u00e0 cosa ci combina!<br \/>&#8211; E dove cazzo \u00e8 andato a prendere un manichino?<br \/>Disse l\u2019amico stordito. I due sorrisero in simultanea.<br \/>&#8211; L\u2019 avr\u00e0 preso in discarica!<br \/>Gianlu aggrott\u00f2 la fronte in un\u2019espressione granitica.<br \/>&#8211; Pronto?<br \/>&#8211; S\u00ec, s\u00ec, s\u00ec! Muoviamoci prima che finisca! Ti ricordi l\u2019altra volta? Ha tolto il DVD poco dopo che siamo arrivati!<br \/>Gianlu sorrise e cap\u00ec che un minuto di troppo al piano terra e l\u2019amico sarebbe entrato in casa di quel tizio sfondando i mattoni. Fece di nuovo segno di fare silenzio e sal\u00ec i primi gradini. Benny lo segu\u00ec.<br \/>Arrivarono al terzo piano e l\u2019aria si fece spessa. Probabilmente i Compostejos stavano cucinando messicano, o brasiliano, o qualunque diavoleria cucinassero quei tipi dalla pelle bruna. Il padre di Gianlu lo aveva avvertito di non accettare mai nulla da loro, nemmeno un sacchetto di patatine sigillato. Gli aveva altres\u00ec detto che in quella palazzina abitava uno svitato uscito di galera, con uno strano interesse per i ragazzini come lui. Se Gianlu ci fosse capitato vicino e suo padre lo avesse scoperto, sarebbero stati guai seri per lui e per tutti gli amici che si era portato dietro. Gianlu e Benny avevano dodici anni e le cose proibite erano frutti bellissimi e zuccherosi, tesori avvolti da drappi di mistero e frange di paura. Se fossero arrivati in tempo, di Reginaldo avrebbero visto azioni ed evoluzioni di cui avevano sentito raccontare solo dai grandi, in discorsi lunghi e fumosi, comprensibili solo a pochi eletti come tavole per ciechi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Gianlu varc\u00f2 la soglia del quinto piano. Si scherm\u00f2 gli occhi con la mano destra, ma il tramonto non c\u2019era pi\u00f9 ed i vetri senape creavano la penombra malinconica di un pomeriggio in una scuola abbandonata. Crebbe in lui la tensione, ma mai quanto in quel randagio alla vista di un pezzo di carne che aveva a fianco. Benny scans\u00f2 Gianlu e guard\u00f2 fuori dalla finestrella del lato opposto rispetto all\u2019ultimo gradino. Oltre al suo viso, il cortile interno. Fece una pausa, guard\u00f2 di nuovo e si rivolse all\u2019amico:<br \/>&#8211; Siamo ancora in tempo!<br \/>Gianlu sorrise e afferr\u00f2 la maniglia della porta sul lato destro. Spinse l\u2019acciaio lentamente, appoggi\u00f2 la spalla al legno ed entr\u00f2 nell\u2019appartamento sfitto: era un monolocale speculare a quello di Reginaldo e le piastrelle ed i piani erano ricoperti di polvere. Le uniche impronte erano le loro, risalenti a qualche mese prima. Benny si morse la lingua tanto non stava nella pelle. Gianlu avvert\u00ec l\u2019amico chiudere la porta dietro di s\u00e9 e fu sul punto di fargli i complimenti per la discrezione, ma era tardi e, attendendo in silenzio, rantoli oscuri e proibiti oltrepassavano le mura spoglie. Se li era immaginati? Poco importava perch\u00e9 il tesoro li attendeva.<br \/>Il soggiorno era senza librerie n\u00e9 divano e Gianlu corse alla portafinestra, stringendo i denti sulla lingua in caso di qualche scricchiolio di troppo. Si compiacque di essere la copia sputata di Daffy Duck che scassina una cassaforte in un corto animato nei suoi ricordi. Entrambi sul balcone assistettero chiaramente all\u2019ombra intermittente sulla parete di legno divisoria.<br \/>&#8211; Ho visto bene, Gianlu! Chiss\u00e0 che sta facendo! Se arrivavamo qua per niente, ti buttavo di sotto.<br \/>Benny afferr\u00f2 la ringhiera. Oltre il parapetto, gli alberi di ossa annerite all\u2019orizzonte nascondevano non pi\u00f9 il sole morente, bens\u00ec i vagoni di un treno, guidati da una luce spettrale nelle tenebre. Il ragazzo si volt\u00f2 oltre il divisore e la sua espressione cambi\u00f2.<br \/>Gianlu emise un suono di soddisfazione e si fece spazio tra il fianco dell\u2019amico e la parete di legno. Appoggi\u00f2 il braccio sinistro sulla sbarra laterale inferiore della ringhiera e la mano destra sui coppi. Sporse pi\u00f9 che pot\u00e9 il capo e, finalmente, ebbe la visuale libera sulla portafinestra dell\u2019appartamento accanto. Nei pochi istanti in cui la luce era presente, nulla, in quella stanza, era riconoscibile. La televisione era spenta e la figura massiccia dell\u2019uomo non era presente. Fu cos\u00ec che i due amici scavalcarono la ringhiera verso il balcone di Reginaldo. I cuori in alto sino alle stelle alla vista di quella donna senza capelli, senza arti e senza pube che aveva loro sorriso e, con un cenno del viso, li aveva invitati ad entrare. E cos\u00ec fecero, scansando con forza l\u2019anta scorrevole.<br \/>Segni bruni sulle pareti. Un cerchio bianco, odore di rancido.<br \/>Luce. Buio. Luce. Buio. La donna apr\u00ec la bocca: una cavit\u00e0 senza colori, un freddo pungente.<br \/>Risa, occhi come puntine da disegno. Un urlo.<\/p>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><meta charset=\"utf-8\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Questo racconto \u00e8 stato scritto dall\u2019autore durante il\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.melogranoarte.it\/scrittura\" target=\"_blank\">corso di Scrittura Creativa<\/a>\u00a0de Il Melograno, condotto da Marco Caponera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La preghiera funzion\u00f2 e, d\u2019un tratto, la stanza illuminata ad intermittenza divenne l\u2019altare di un silenzio mortale. Regi guard\u00f2 le pupille liquide in quel corpo di stoffa e plastica, poi abbass\u00f2 lo sguardo sulle proprie mani: il sangue era seccato in un\u2019unica crosta che si incrinava ad ogni battito del cuore. Cosa sarebbe successo ora? L\u2019uomo usc\u00ec dal cerchio di gesso e la sagoma apr\u00ec la bocca. 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