{"id":3039,"date":"2021-07-28T13:28:32","date_gmt":"2021-07-28T11:28:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/?p=3039"},"modified":"2021-10-06T11:32:44","modified_gmt":"2021-10-06T09:32:44","slug":"giorni-difficili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melogranoarte.it\/virgola\/racconti\/giorni-difficili\/","title":{"rendered":"Giorni difficili"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8211; Ehi scusa giovane, hai visto come hai parcheggiato?<br>&#8211; S\u00ec, certo.<br>&#8211; Ma chi ti ha dato la patente?<br>&#8211; Perch\u00e9?<br>&#8211; Non pensi di dover spostare la macchina? Intralcia il mio passaggio.<br>&#8211; Scusa, non \u00e8 il momento, ci metto giusto due minuti. Il tempo di entrare in casa, prendere una cosa, e poi me ne vado. Sono solo dieci centimetri, forza, ci passi!<br>&#8211; Chi ti credi di essere tu, per dirmi cosa posso o non posso fare io?<br>&#8211; Guarda, davvero, non \u00e8 giornata. Come ho gi\u00e0 detto, due minuti e me ne vado.<br>&#8211; Tu non hai capito niente! Te ne devi andare subito, coglione!<br>&#8211; Per la millesima volta, non \u00e8 giornata. Lasciami in pace.<br>&#8211; Adesso vedi cosa succede a non darmi ascolto!<br>&#8211; Ma cosa stai facendo? Togli quella mano dalla mia spalla!<br>&#8211; No! Io la mano la metto dove mi pare e piace. Vattene.<br>&#8211; Ti ho detto di toglierla!<br>&#8211; No!<\/p>\n\n\n\n<p>Qui, l\u2019inizio della fine.&nbsp;<br>Tic, tac. Tic, tac. Tic, tac.&nbsp;<br>Un ronzio, uno sprazzo di luce, il buio. Un ronzio, uno sprazzo di luce, il buio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono circa due ore che mi trovo in questa stanza, sdraiato su una lastra di ghiaccio, immobile, ad osservare la non luce prodotta dalla lampada al neon fissa sulla mia testa. Tic, tac. Tic, tac. Un ronzio, uno sprazzo di luce, il buio. Un ronzio, uno sprazzo di luce, il buio. Si spegne, si accende. Si spegne, si accende. Un loop infinito. C\u2019\u00e8 solo questa luce a farmi compagnia, intorno a me, il nulla. Ma come biasimarli, non potevano permettere che recassi danno a qualcun altro lasciandomi in una stanza doppia dopo quello che ho fatto, pover\u2019uomo. Con l\u2019ultimo pugno penso di avergli rotto una costola, ma d\u2019altronde, se l\u2019\u00e8 cercata.&nbsp; Io ci ho provato a dirgli di smetterla, di stare zitto, che non era il momento adatto per lamentarsi di come avevo parcheggiato. Che saranno mai dieci centimetri di auto davanti al suo cancello, ci passava pure un elefante. Ma lui proprio non ne voleva sapere di chiudere quella bocca. L\u2019unica cosa che gli avevo chiesto era di far silenzio e aspettare due minuti e, invece, ha continuato a blaterale cose inutili, fino a quando si \u00e8 permesso di toccarmi con quella mano sudicia. Gliel\u2019avevo detto che non era giornata. Non me la doveva mettere la mano sulla spalla. L\u2019ultima cosa che ricordo prima dell\u2019arrivo della polizia e dell\u2019ambulanza, \u00e8 stato l\u2019urlo di piet\u00e0 che ha emesso poco prima di cedere ormai esamine a terra. Il volto era coperto di sangue, a forza di sferrar pugni sulla bocca gli \u00e8 pure volato via qualche dente. Il colpo peggiore, comunque, \u00e8 stato all\u2019addome.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era partita male quella giornata, come le ultime 247 che l\u2019hanno preceduta. L\u2019ennesima giornata storta di una settimana di merda, di un mese del cazzo, di un anno da cancellare. In cuor mio, so di aver sbagliato. Avrei dovuto ignorarlo un altro po&#8217;, entrare in casa, prendere quello che dovevo prendere e poi andarmene o spostare subito la macchina, ma si trattava di due minuti. Due stupidi minuti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono state le sue parole a farmi del male, ma il gesto della mano. Il fatto che mi abbia toccato. Perch\u00e9 quella mano, come ha fatto lui, me l\u2019han messa addosso quegli altri ogni giorno, negli ultimi otto mesi. Mai una volta che fosse per darmi supporto, solo per farmi del male. Cos\u00ec quando quell\u2019uomo stamattina mi ha toccato, non ci ho pi\u00f9 visto. Ho riversato su di lui tutta la rabbia che covavo dentro ormai da troppo tempo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che vaso!&nbsp;<br>Non sono mai stato capace di reagire, un po&#8217; perch\u00e9 sono il classico mingherlino con delle foglie al posto dei muscoli, un po&#8217; perch\u00e9 ho sempre pensato che prima o poi quelli avrebbero smesso. Credevo fosse sufficiente lasciarli liberi di fare senza reagire, i primi giorni, per far s\u00ec che si stancassero e mi lasciassero in pace. Ma non \u00e8 andata cos\u00ec, purtroppo.&nbsp;<br>Otto mesi fa quelli che dovevano essere i miei compagni di classe, pronti a condividere con me risate e interrogazioni, si sono rivelati un gruppo di bulli schifosi.&nbsp;<br>Mi hanno preso di mira qualche settimana dopo l\u2019inizio della scuola, ero nuovo in quella classe. Arrivato a Mal\u00e8 da non pi\u00f9 di tre settimane, non avevo ancora avuto modo di integrarmi a dovere con i miei compagni. Sono sempre stato un ragazzo di poche parole, amavo pi\u00f9 leggerle che pronunciarle. Forse, uno dei motivi che hanno portato all\u2019assurda decisione di utilizzarmi come bersaglio dei loro soprusi \u00e8 stato proprio questo, il fatto che passassi ore e ore con la faccia immersa nei libri, l\u00ec in un angolo, zitto, ad assaporare tutto ci\u00f2 che i migliori autori avessero da offrirmi.&nbsp;<br>Ho sempre avuto un amore particolare per la storia e vissuti reali, dove gli uomini, credendosi padroni del mondo, creavano e distruggevano tutto ci\u00f2 che li circondava, senza rendersi conto di essere particelle perse nell\u2019infinito.&nbsp;<br>Mi sono chiesto spesso, in questi mesi, cosa vincessero i miei compagni una volta finito di infilarmi la faccia nella tazza del cesso. Che tipo di piacere potessero trarre dal far male a una persona e vederla soffrire. Non sono riuscito a darmi una risposta quantomeno plausibile, che potesse anche solo in minima parte giustificare i soprusi che subivo ogni giorno.<br>In quel gruppo di cinque deficienti, quello che aveva il ruolo di leader era Giacomo. Gli altri erano inutili ammassi di ossa e ciccia incapaci di ragionare con la propria testa, succubi di un personaggio viziato e troppo sicuro di s\u00e9. Lui era il tipico figlio di pap\u00e0, sbruffone e consapevole di avere le spalle protette in qualsiasi situazione, non perdeva occasione per vantarsi e rinfacciare agli altri quanto fosse figo.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che mi avevano preso di mira era stato durante l\u2019intervallo. Quasi tutta la classe era scesa in giardino, io, come altri due o tre compagni, ero rimasto in aula, assorto come sempre in una delle mie letture. Ero talmente concentrato da non accorgermi che Giacomo mi aveva rivolto la parola. Fu la mia non risposta a scatenare quella prima ingiustizia. Si appostarono in bagno, in attesa del mio arrivo. Una volta entrato, mi accerchiarono. Riccardo e Marco mi bloccarono le braccia, Nicola e Francesco le gambe. Giacomo ovviamente si premur\u00f2 di afferrarmi i capelli come se l\u2019unica cosa che dovesse rimanermi attaccata alla testa fosse il cervello. Nel giro di un secondo mi ritrovai piegato in due, con la testa sott\u2019acqua. Era successo tutto cos\u00ec velocemente che non ero riuscito nemmeno a rendermi conto di cosa stesse accadendo. Sentivo Giacomo urlare, ma non riuscivo a comprendere le parole. Fino a quando decise di farmi respirare. Mi fece uscire dall\u2019acqua e guardandomi fisso negli occhi, col veleno al posto delle pupille disse:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Hai visto cosa succede a chi si permette di non rispondermi?<br>&#8211; Lasciatemi in pace!<br>&#8211; Ti ho fatto una domanda e tu hai fatto finta di non sentirmi!<br>&#8211; Non ti ho sentito, stavo leggendo! Smettetela, basta!<br>&#8211; Sono io a decidere quando smettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giro di qualche secondo mi ritrovai ancora una volta nella tazza.<br>Col passare dei giorni iniziai a comprendere che ogni pretesto era buono per comportarsi in quel modo. Non c\u2019era un vero motivo per il male che stavo subendo, semplicemente ero l\u2019ultimo arrivato, quello solo, senza amici pronto a difenderlo, troppo impaurito per chiedere aiuto. Le prime settimane, per riuscire ad affrontare quei momenti, quando la mia faccia era nella tazza del cesso, dentro me pensavo <em>Forza, non mollare, questa \u00e8 l\u2019ultima volta, poi smettono<\/em>, ma loro continuavano imperterriti. Avevo provato a reagire anche un paio di volte, ma per quanta forza potessi mettere nel cercare di difendermi, era nulla contro loro cinque.&nbsp;<br>Le settimane passavano e con loro passava anche la voglia di alzarmi dal letto. A casa mamma e pap\u00e0 avevano intuito che c\u2019era qualcosa che non andava, ma quando provavano a chiedermi spiegazioni, mi chiudevo a riccio. Io per vergogna di quello che stavo subendo mi rifiutavo di rispondere e loro trovavano nei miei diciott\u2019anni la giustificazione ai miei silenzi.&nbsp;<br>Riuscivo a trovare un po&#8217; di pace soltanto in un posto, a circa mezz\u2019ora di macchina da casa mia. In quel luogo non c\u2019era nessuno pronto a maltrattarmi, farmi domande o guardarmi con sospetto.&nbsp;<br>Avevo trovato un angolo di paradiso vicino alle Cascate di Saent, in Val di Rabbi. L\u00ec, su una panchina, trascorrevo i miei pomeriggi ad immergermi nei libri, circondato dalla natura. Riuscivo ad estraniarmi dal mondo circostante, come se una volta arrivato li, entrassi in un altro universo. Tutte le paure, ingiustizie, fragilit\u00e0, restavano chiuse fuori e io, in quel verde e in quelle pagine, riuscivo a trovare l\u2019ancora di salvezza.<br>Per questo, quando stamattina mi sono accorto di aver dimenticato il libro in casa, ho lasciato la macchina parcheggiata davanti al cancello di quell\u2019uomo. Sicuro del fatto di impiegarci qualche minuto per entrare, prendere il libro, andarmene. Bastavano due minuti, erano solo dieci centimetri in pi\u00f9. E invece ora mi trovo qui, solo in questa stanza, consapevole di aver commesso l\u2019errore pi\u00f9 grande di tutta la mia vita. Ho riversato mesi di rabbia e frustrazioni sulla persona sbagliata. Non so cosa mi sia successo, forse ho reagito perch\u00e9 per la prima volta in otto mesi non ero uno contro cinque, ma solo io e lui; forse invece, l\u2019ho colpito perch\u00e9 ero stanco di sentire qualcuno dirmi cosa dovevo o non dovevo fare. \u00c8 bastato un niente per tornare ad essere quell\u2019involucro fragile e consumato colmo di insicurezze. Per quanto possa avere la robustezza di una formica, nello sferrare quei pugni, non mi sono mai sentito cos\u00ec forte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Uno, due, tre, quattro, cinque volte. Non riuscivo a fermarmi. Era come se davanti a me avessi avuto Giacomo, Marco, Riccardo, Francesco e Nicola e, per una volta, ero io a decidere il loro destino, scrivere la storia. Per la prima volta dopo tanto, troppo tempo, mi sono sentito invincibile. Peccato per\u00f2, che a pagarne le conseguenze, sia stata un\u2019altra persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per mesi mi sono chiesto cosa potesse provare un uomo nel ferirne un altro, non concepivo come fosse cos\u00ec semplice far del male a qualcuno e procedere indisturbati con la propria vita. Se solo potessi tornare indietro nel tempo, riscriverei ogni singolo momento degli ultimi otto mesi.&nbsp;<br>Ma purtroppo con i <em>se<\/em> e con i <em>ma<\/em> non si va da nessuna parte.<br>\u00c8 giusto che paghi per il male che ho fatto. Devo accettarne le conseguenze.&nbsp;<br>Un paio d\u2019ore fa ho smesso di avere contatti con il mondo esterno, mi hanno chiuso in questa cella e se ne sono andati. Sento dei passi nell\u2019altra stanza, chiss\u00e0 se si ricordano che sono qui.<br>A breve dovrebbe arrivare il mio avvocato, speriamo porti buone notizie. Eccolo, forse \u00e8 proprio lui quell\u2019uomo che sento aldil\u00e0 della porta\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Signor Martini, buongiorno. Sono l\u2019avvocato d\u2019ufficio assegnato al suo caso. Dobbiamo parlare.<br>&#8211; Buongiorno. S\u00ec, la stavo aspettando.<br>&#8211; L\u2019accusa \u00e8 di omicidio colposo. Il pugno all\u2019addome ha provoco la rottura di alcune costole, hanno lesionato i polmoni, causando una emorragia interna. \u00c8 morto prima di arrivare in ospedale. Far\u00f2 il possibile per assicurarle delle attenuanti, ma la attendono giorni difficili.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Questo racconto \u00e8 stato scritto dall\u2019autore durante il&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.melogranoarte.it\/scrittura\" target=\"_blank\">corso di Scrittura Creativa<\/a>&nbsp;de Il Melograno, condotto da Clara Cerri<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Ehi scusa giovane, hai visto come hai parcheggiato?&#8211; S\u00ec, certo.&#8211; Ma chi ti ha dato la patente?&#8211; Perch\u00e9?&#8211; Non pensi di dover spostare la macchina? Intralcia il mio passaggio.&#8211; Scusa, non \u00e8 il momento, ci metto giusto due minuti. Il tempo di entrare in casa, prendere una cosa, e poi me ne vado. 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