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Lo standard ISO, nella fotografia analogica, è quel valore che definisce la sensibilità della pellicola alla luce: la sensibilità è maggiore all’aumentare del valore ISO. Seguendo lo stesso principio base, nella fotografia digitale il sensore si può regolare per essere più o meno sensibile alla luce.

Per far ciò, si fa fede a un valore equivalente, il valore ISO della fotocamera. Una fotocamera compatta ha un range di valori di 50, 100, 200 e 400, quando invece una reflex moderna può variare anche su 800, 1600 e 3200.

Similmente agli standard ISO delle pellicole, più elevato è il valore ISO della fotocamera digitale, più grande sarà la sensibilità del sensore alla luce, anche se ciò sta a significare in questo caso che il segnale generato dalla luce dalla quale è colpito il sensore è ampliato a un grado maggiore.

Nelle situazioni in cui la luce scarseggia è ravvisabile il vantaggio del poter aumentare le impostazioni ISO della fotocamera: infatti, in circostanze in cui ad esempio il cielo si presenta molto nuvoloso o in cui si fotografa all’interno, o laddove non si ha la possibilità di usare il flash o il treppiede, con un ISO troppo basso (50 o 100) si dovrebbe impostare anche un tempo di scatto lento o aprire maggiormente i diaframmi.

Le regole sull’utilizzo degli ISO della fotocamera e molte altre regole sulle impostazioni digitali per delle immagini di prima qualità vengono affrontate durante le lezioni dei Corsi di Fotografia Base tenuti presso la sede del Melograno.

Utilizzando tempi di otturazione eccessivamente lenti, si rischia tuttavia che la fotocamera sperimenti delle piccole vibrazioni o dei movimenti durante lo scatto, ottenendo un effetto sfocato.

Per questo motivo, anche se variando gli ISO della fotocamera si ottiene inevitabilmente quella conseguenza chiamata rumore, imparare a comporre ISO, tempi e diaframmi è alla base della fotografia in modalità manuale.

ISO, tempi e diaframmi

Conoscere l’importanza del valore ISO della fotocamera

I sensori d’immagine, come già detto, sono sensibili alla luce. Il valore ISO della fotocamera stabilisce il livello di sensibilità alla luce del sensore ed è il fondamento su cui si poggiano le impostazioni del tempo di esposizione e dell’apertura dei diaframmi.

Aumentando il valore ISO aumenta la sensibilità del sensore alla luce. Nelle moderne fotocamere digitali i valori ISO vengono denominati ISO equivalenti, per permettere al fotografo di confrontare la sensibilità del sensore alla sequenza di valori ISO utilizzati nell’analogico e quindi con le pellicole.

La sequenza esistente d’impostazione degli ISO della fotocamera si estende con questo schema:

  • 25
  • 64
  • 100
  • 125
  • 160
  • 200
  • 320
  • 400
  • 500
  • 640
  • 800
  • 1000
  • 1250
  • 3200
  • 6400

La sensibilità ISO della fotocamera digitale può essere facilmente reimpostata foto per foto. L’opportunità di cambiare e decidere quale valore utilizzare ogni volta che si decide di scattare una fotografia è una delle più importanti conquiste che siano mai state introdotte nel mondo della fotografia con l’avvento del digitale, dal momento in cui il fotografo ha adesso l’opportunità di scattare senza grandi difficoltà in qualsiasi condizione di luce, nonché di usare gli ISO della fotocamera come elemento creativo per l’esposizione.

Ad ogni modo, molte fotocamere possiedono l’impostazione dell’ISO automatico. Quando questa è selezionata, la fotocamera terrà d’occhio il tempo di scatto  e se il tempo arriva al di sotto del livello oltre il quale si possono verificare delle vibrazioni, alzerà in automatico il livello dell’ISO della fotocamera.

Questo stratagemma è molto utile per evitare di catturare immagini mosse, ma è possibile che vi introduca del rumore. In alcune macchine, la portata dell’ISO automatico è abbastanza limitata, se si evita di usare ISO molto elevati.

Nell’eventualità in cui si scatti in modalità manuale, se si è in possesso di un treppiedi non è necessario utilizzare un ISO della fotocamera più alto del livello minimo, in quanto non vi è il rischio di vibrazioni. In questo modo si eviterà il pericolo di produrre immagini rumorose.

Un altro particolare importante da ricordare riguarda la distinzione fra le fotocamere compatte e le reflex digitali: le differenze fra il piccolo sensore di una fotocamera compatta e il sensore più grande di una reflex digitale diviene evidente con un valore ISO della fotocamera elevato.

La fotocamera compatta risente, infatti, molto di più del rumore, facendone risultare delle immagini contraddistinte da puntini colorati.

tempi e diaframmi della fotocamera

La combinazione di ISO, tempi e diaframmi

Vi è una stretta correlazione fra ISO, tempi e diaframmi. Comprendere la relazione fra questi importantissimi elementi fondanti della fotografia permette anche, con la dovuta pratica costante nel tempo, di decidere quale combinazione delle tre variabili impostare nelle varie situazioni di luce e di posizione che si possono presentare.

Mediante l’impostazione del sensore a 100 ISO della fotocamera, dirigendo la fotocamera su un soggetto sarà l’esposimetro a suggerire un tempo di scatto di 1/125 e un’apertura di diaframma a f/4.

Tuttavia, se si vuole fare un esempio, si può immaginare che aumentando il tempo di scatto di uno stop e portandolo così a 1/60, e, inoltre, riducendo l’apertura di diaframma di uno stop portandola a f/5.6, si otterrebbe ugualmente una corretta esposizione. La minore apertura di diaframma compenserebbe infatti l’aumento del tempo di esposizione.

In egual misura, anche le combinazioni di 1/30 – f/8 e 1/15 – f/11 risultano essere delle esposizioni corrette. Se si sceglie di impostare gli ISO della fotocamera a 400 e ci si trova nelle medesime condizioni di luce, è possibile scegliere le seguenti combinazioni: 1/500 – f/4, 1/250 – f/5.6, 1/125 – f/8, oppure 1/60 – f/11.

Tutte queste combinazioni, dove si compensa con ISO, tempi e diaframmi, garantiranno che il sensore venga esposto alla quantità di luce corretta. Resta solo da decidere, in base alle proprie preferenze e all’effetto che si ritiene di voler o poter ottenere, la combinazione più coerente di ISO, tempi e diaframmi.

Fotografare una cascata con un tempo di scatto di 1/250 darà un effetto senza dubbio diverso rispetto a quello che si otterrebbe con un tempo di mezzo secondo.

La possibilità di poter scegliere, manualmente, sul momento e con pochi click la combinazione giusta a ogni singolo scatto, è uno degli strumenti più creativi e versatili messi a disposizione di un fotografo. E non esiste niente di più entusiasmante, per un fotografo, della consapevolezza di avere a portata di mano tutti gli strumenti per decidere in maniera veloce, ma del tutto soggettiva.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Il ritratto fotografico è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti della fotografia, una vera e propria arte dell’imprimere i soggetti e di suscitare emozioni contrastanti.

Il tutto è realizzabile attraverso delle semplici tecniche fotografiche base per il ritratto, accortezze quali le giuste impostazioni reflex, l’uso appropriato della luce o la capacità di valutare la posizione di un soggetto all’interno di un contesto ambientale.

Tutti questi comportamenti risultano indubbiamente d’importanza imprescindibile per la riuscita di un buon ritratto fotografico, ma quello che è all’origine di un lavoro unico e irripetibile è senza dubbio la sensibilità verso le persone.

Molto spesso si tende ad acquistare attrezzature costose, a studiare le più sfaccettate impostazioni di una macchina fotografica per i ritratti, per poi rimanere in un angolo a scattare un ritratto fotografico da lontano.

Le migliori tecniche fotografiche di ritratto devono essere condite da una grande creatività. Prima di posizionare la fotocamera e cercare l’inquadratura perfetta, sarebbe ideale partire dall’idea finale che ci si è prefigurata nella mente: che tipo di ritratto fotografico si vuole creare?

L’arte sta nel ricercare con cura la migliore luce per la situazione che si vuole ottenere, scegliere una scenografia all’interno dell’illuminazione preferita e porre il soggetto in condizione di essere valorizzato.

Infine, comunicare con il/la protagonista per assicurarsi un’espressività che possa raccontare qualcosa di sottile o di evidente a chi osserverà il ritratto. Se, inoltre, si vuole che la persona ritratta gradisca l’immagine che gli è stata scattata, la completa esperienza dev’essere serena, in modo da dare vita a un ritratto fotografico in cui sia palpabile l’emozione positiva o profonda sperimentata dal soggetto in questione.

L’attitudine è importante, fa parte delle basilari tecniche fotografiche di ritratto, perciò è utile mantenere un atteggiamento piacevole e ben disposto verso il proprio soggetto, in modo da rendere giustizia allo studio pregresso delle impostazioni reflex per il ritratto fotografico.

Tecniche per un buon ritratto fotografico

La passione e l’entusiasmo saranno quindi contagiosi e il ritratto mostrerà una o più emozioni, quella della mano e quella del volto.

La luce, l’attrezzatura, la location, si basano su una previsione e un'accortezza sensibilmente efficaci, poiché un ritratto fotografico è innanzitutto una questione di fantasia.

L'importanza del trasporto personale e dell'impegno pratico nel ritratto fotografico vengono ampiamente approfondite nella seconda parte del Corso di Fotografia che ha luogo presso il Melograno: un percorso di apprendimento che accompagna chiunque voglia apprendere i fondamenti più importanti dell'arte di fare foto.

Qualora le persone coinvolte si sentissero pienamente a proprio agio e avessero una percezione di benessere nel rivedere la propria immagine fotografata, a quel punto l'obiettivo di ottenere un vero ritratto fotografico sarà stato raggiunto.

Impostazioni per il ritratto fotografico: scelta della tipologia

All'interno della categoria relativa alle tecniche fotografiche per il ritratto, si deve necessariamente effettuare una distinzione fra le diverse tipologie, a seconda delle preferenze personali e degli strumenti che si hanno a disposizione.

Si può infatti differenziare fra:

  • ritratto fotografico in interno;
  • ritratto fotografico in sala posa;
  • ritratto fotografico in esterno;
  • ritratto fotografico ambientale;
  • ritratto fotografico creativo;

In realtà, le tecniche fotografiche basilari per il ritratto e le varie impostazioni della reflex per ritratti sono applicabili a tutte le tipologie, le quali presuppongono comunque un approccio differente e specifico per ciò che concerne il risultato.

La scelta del soggetto

Il primo elemento da considerare, alla base di un ritratto fotografico riuscito, è senza dubbio la scelta del soggetto e le sue caratteristiche psicologiche. Quest'analisi è importante soprattutto se si deve decidere fra un ritratto fotografico di posa o uno in ambientazione naturale.

Se ci si sta approcciando alle tecniche del ritratto fotografico, è forse più opportuno servirsi in un primo momento di modelle e modelli di professione, anche freelance, per un ritratto posato.

In generale, seppure sia sempre necessario far sì che la persona si senta a proprio agio, coinvolgendo soggetti non abituati a stare davanti a una macchina fotografica si rischia di trascurare l'esposizione, la creatività e la composizione, per la necessità di prestare più attenzione alla psicologia del soggetto.

Interagendo con persone abituate allo scatto, non ci sarà bisogno di lavorare sull'aspetto psicologico di colui che viene ritratto, potendo così focalizzare la propria attenzione solo sul ritratto fotografico.

 

Il ritratto fotografico

Consigli tecnici e impostazioni della macchina fotografica

L'attenzione ai particolari, la creatività e la scelta del soggetto più adatto non possono prescindere da una buona base tecnica, volta a cogliere le più appropriate impostazioni reflex per ritratti. Qualche piccola accortezza tecnica rimanderà ai nostri occhi e a quelli dell'osservatore un'immagine di grande impatto emotivo.

Partendo dalla messa a fuoco, è chiaro che lo scopo di ogni appassionato di fotografia e di ritratto fotografico è quello di arrivare allo scatto in modalità manuale, poiché permette di giocare con la creatività ma anche di ottenere una quantità più elevata.

Ciononostante, se non si possiede una reale conoscenza dello scatto in manuale, in un primo momento non è da ritenersi impopolare la scelta della priorità di diaframmi, un'impostazione facilmente individuabile all'interno di qualsiasi reflex.

Successivamente, per la buona riuscita del ritratto fotografico è necessario impostare correttamente gli ISO e ricordarsi di attribuire sempre la priorità al soggetto in primo piano nella scena, poiché così facendo si arriverà al giusto bilanciamento dell’esposizione.

Per ciò che concerne l’obiettivo da utilizzare invece, il discorso può apparire abbastanza complesso e contraddittorio ma è in realtà più semplice di quanto si possa credere: il grandangolo, focale costosa ma versatile, può risultare una scelta azzardata perché per sua specifica conformazione tende a distorcere le figure e quindi in questo caso il volto di un individuo.

In realtà, se lo si utilizza dalla giusta prospettiva, applicando una buona dose di creatività personale e impostando al meglio ISO, luce ed esposizione, può diventare una vera e propria rivelazione per il ritratto fotografico in oggetto.

Il teleobiettivo, per contro, è una focale utile ad ammorbidire i lineamenti e agevola la composizione, anche se un utilizzo troppo intenso può rischiare di appiattire le immagini.

In linea generale, aprendo i diaframmi al massimo si ottiene il tipico effetto sfocato con messa in evidenza solo di alcuni dettagli, mentre un'apertura compresa fra f/5.6 e f/8 renderà il ritratto fotografico totalmente definito.

Il ritratto fotografico è la rappresentazione gestuale ed emozionale di un essere umano, perciò, per immortalarne ogni movimento, ogni espressione, ogni profilo migliore, è consigliabile scegliere l'impostazione dello scatto continuo, presente sulle moderne macchine fotografiche.

Una continuità infinita di scatti sarà utile per selezionare i migliori.

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PER SAPERNE DI PIÙ

La scelta della location nel ritratto fotografico

Il luogo in cui si va a collocare il protagonista del ritratto fotografico è fondamentale per l'ottenimento di un buon risultato.

Alcune accortezze riguardano i contrasti e gli accostamenti cromatici: ad esempio, un soggetto vestito di bianco sarebbe preferibile da ritrarre su uno sfondo più scuro o colorato, non solo per un miglior impatto visivo ma anche per la qualità del lavoro.

Si deve sempre aspirare ad un accostamento cromatico ottimale e quindi tener presente le caratteristiche dello sfondo che si è scelto per il proprio ritratto fotografico. Ovviamente, a questo si può accostare la propria creatività, la voglia di uscire fuori dagli schemi e di creare qualcosa di diverso dal solito.

Eventualmente, per evitare di prestare eccessiva attenzione ai particolari della location, è possibile utilizzare un'apertura di diaframmi massima in modo da sfocare il retro e mettere in risalto prevalentemente il soggetto del ritratto fotografico.

Viceversa, nel momento in cui si sta ritraendo degli animali, risulta preferibile lasciare più aperti i diaframmi e quindi più nitidi gli sfondi, contestualizzando così il soggetto del ritratto fotografico.

In generale, occhio agli “intrusi”: lo sfondo di un ritratto di qualità non deve distrarre l'attenzione dell'osservatore dal reale soggetto della foto, poiché si tratta della scenografia, non del protagonista principale. Si consiglia quindi di evitare oggetti o soggetti in secondo piano che possano disturbare la composizione.

 

un buon ritratto fotografico

La scelta della luce

La luce è la vera protagonista del ritratto fotografico, ma c'è da dire che ricopre un ruolo di primo piano (per usare un gioco di parole) nella fotografia in generale. Scegliere la tipologia d'illuminazione al momento della creazione dello scatto è basilare, poiché sarà qualcosa che difficilmente si potrà modificare in post produzione.

Non è possibile, né auspicabile, modificare la tipologia d'illuminazione di un ritratto fotografico, poiché la post produzione può e deve agire in maniera lieve e bilanciata su esposizione, contrasto e pochi altri elementi, certamente non sulla direzione della luce.

Per capire qual è la luce giusta in un determinato ritratto fotografico, si deve innanzitutto comprendere cosa si vuole, o cosa è meglio, mettere in rilievo all'interno della composizione.

Se si vuole dare rilievo e risalto alla parte del soggetto più vicina alla macchina fotografica, il lato del viso posto in quel punto non dovrà avere zone in ombra. In generale, qualsiasi elemento si sceglierà di mettere in risalto, anche un particolare del viso, non dovrà avere zone d'ombra.

Le differenti tipologie d'illuminazione applicabili a un ritratto fotografico sono le seguenti:

  1. Luce Piena. La più utilizzata, quella che illumina il soggetto nella parte rivolta al mirino.
  2. Luce di Taglio. La luce nel ritratto fotografico può essere posizionata lateralmente in modo da illuminare una parte del soggetto differente da quella frontale all'obiettivo, magari un lato nascosto al mirino. Viene generalmente evitata su ritratti fotografici a soggetti dai tratti del viso molto netti.
  3. Luce dall’Alto. Chiamata anche Rembrandt, prevede che la fonte luminosa si trovi sopra il soggetto del ritratto fotografico.
  4. Luce a Fessura. Quando la luce filtra sul soggetto evidenziando una zona in particolare o un contrasto, concentrando l'attenzione su dei particolari e indurendone i contenuti.
  5. Luce Soffusa. Nel ritratto fotografico viene spesso utilizzato questo metodo, magari orientando la fonte luminosa su una parete o su un ombrello, in modo da sfocare il fascio di luce. Ne deriverà una qualità fotografica eccellente.
  6. Controluce. Pannelli riflettenti e flash sono gli strumenti utili per ottenere questo tipo di effetto, ma richiedono una conoscenza approfondita delle attrezzature fotografiche professionali, motivo per cui per gli amatori è possibile utilizzare le impostazioni della macchina fotografica per i ritratti, che di base prevedono la scelta automatica e facilmente individuabile della modalità in controluce.

Il bianco e nero nel ritratto fotografico

L'effetto della magia e della classe per eccellenza, che vale la pena sperimentare quando ci si cimenta nelle tecniche del ritratto fotografico.

Nel bianco e nero la luce ha un ruolo di grande importanza, poiché definisce in maniera molto differente contorni, contrasti ed espressività dei soggetti, a seconda di come viene utilizzata. Per questo motivo, è importante prestargli particolare attenzione.

Il bianco e nero è il colore degli artisti, degli amanti del vintage, del cinema, della storia della fotografia. Anche i più scettici si ricrederanno sull'impatto emotivo che può generare l'utilizzo di un bianco e nero su un ritratto fotografico.

Che sia un ritratto malinconico, serio o dall'espressione dura e profonda, che sia un sorriso di estasi, sorpresa o gioia, impostare il bianco e nero sulla propria reflex cambierà totalmente e in meglio il punto di vista di un ritratto fotografico.

Il ritratto in bianco e nero

La post produzione nel ritratto fotografico

Come per tutte le tipologie di scatto, il ritratto necessita di qualche piccola miglioria, ottenibile mediante l'utilizzo di specifici software di post produzione.

Ne esistono molti, i più utilizzati sono senza dubbio Adobe Photoshop, Adobe Lightroom ma anche il plug-in di Photoshop, cioè Camera Raw.

Per quanto riguarda il ritratto fotografico, utilizzare impostazioni di post produzione troppo articolate o importanti rischierebbe di rendere la foto eccessivamente artificiale e togliere naturalezza alla scena.

L'intento della post produzione non deve mai essere quello di alterare eccessivamente lo scatto, ma di eliminare dei piccoli difetti o delle piccole distorsioni, come lo schiarire qualche zona troppo in ombra, il cancellare qualche piccola imperfezione del viso o il rendere quest'ultimo più simmetrico.

In ogni caso, le impostazioni e le tecniche fotografiche sono la base da cui partire per ottenere un lavoro di qualità, sono la condizione imprescindibile per evitare di dover rendere la post produzione controproducente.

Il ritratto fotografico viene in questa fase reso semplicemente più bello, interviene laddove la macchina fotografica non è riuscita ad arrivare e tira fuori il potenziale artistico che c'è in una determinata immagine.

Stabilire l’esposizione e conseguentemente il tempo di scatto è una scelta creativa da cui emergono la qualità e la personalità di una fotografia. Nell’attimo in cui si scatta una fotografia si imprime quello che è stato visto dall’occhio umano, attraverso il sensore.

Le decisioni prese nell’impostazione dell’esposizione e del tempo di scatto sono indispensabili per definire la buona riuscita di questo lavoro.

Un’esposizione corretta non può prescindere dal fatto che il sensore venga esposto alla dovuta quantità di luce, in modo da essere in grado di registrare la vivacità dei colori e i dettagli della scenografia che avevano mosso il fotografo a scattare.

Se vi è una quantità di luce eccessiva, la foto sarà sovraesposta ed eccessivamente chiara. In presenza di una scarsa quantità di luce la foto sarà invece sottoesposta e scura. L’editing fotografico è una parte essenziale del percorso di ottenimento di immagini, ma il suo fine ultimo non è il rifacimento di foto con errori nell’esposizione.

Tempo di scatto e apertura del diaframma, così come l’impostazione dei valori ISO, determinano una corretta esposizione. Si può decidere che sia la fotocamera a impostare il tutto automaticamente, selezionando una modalità espositiva totalmente automatica, togliendo, tuttavia, molto dello sprint creativo e delle decisioni individuali del fotografo.

In ogni caso, è bene comprendere sin da subito cosa vuol dire parlare di tempo di scatto in fotografia, come anche della regolazione di tempi e diaframmi. Durante il Corso di Fotografia Base che si tiene presso la sede del Melograno, il Docente accompagnerà gli allievi che frequenteranno il corso nella conoscenza dei passaggi necessari a impostare correttamente il tempo di scatto.

Tempo di scatto in fotografia

Il tempo di scatto in fotografia: come impostarlo e quali accorgimenti utilizzare

Il tempo di esposizione, o il tempo di scatto, in fotografia si identifica come quella situazione in cui l’otturatore resta aperto per permettere l’entrata della luce sul sensore.

Questa porzione temporale è misurata e descritta in secondi e frazioni di secondo e, generalmente, segue questo schema progressivo:

  • 1”
  • 1/2
  • 1/4
  • 1/8
  • 1/15
  • 1/30
  • 1/60
  • 1/125
  • 1/250
  • 1/500
  • 1/1000
  • 1/2000
  • 1/4000

(di secondo)

Proprio come in matematica, nel tempo di scatto più è alto il numero al denominatore, più è veloce l’otturatore nel suo lavoro e diminuisce quindi la quantità di luce che arriva al sensore.

Un particolare di cui si dovrebbe tener conto quando si imposta il tempo di scatto è il rischio che le fotografie possano soffrire per scosse e vibrazioni dovute a urti o altri movimenti, questo nel caso in cui l’otturatore resti aperto molto a lungo e quindi il tempo di scatto sia impostato su tempi lenti in situazioni che non lo consentono.

Si tratta di una problematica molto frequente quando la macchina fotografica viene utilizzata in modalità manuale. Se si sta scattando a mano libera, infatti, un buon compromesso nel tempo di esposizione si trova a 1/125 o a 1/160 di secondo.

In ogni caso, non si può adottare questo principio come regola fissa, in quanto è necessario variare il tempo di scatto in base all’obiettivo utilizzato: la norma generica vuole che si selezioni un tempo di scatto uguale o minore rispetto alla lunghezza focale.

Perciò, tanto per fare un esempio, con un obiettivo di 24mm il tempo di esposizione consigliabile è di 1/30 di secondo, come con un 200mm il tempo di scatto raccomandabile è di al massimo 1/250 di secondo.

Va da sé che nel momento in cui si utilizza un obiettivo zoom, il tempo di scatto massimo da utilizzare dovrebbe viaggiare in base a quanto si allunga o si accorcia la lunghezza focale dell’obiettivo: più si allunga la focale (sino, magari, al teleobiettivo), più si riduce il tempo di scatto misurato in frazioni di secondo.

In questo senso, la tecnologia presente in molte focali dello stabilizzatore dell’immagine, viene incontro a tale problematica, sebbene entro un certo limite. Per ottenere una buona qualità fotografica in ogni tipologia di situazione, è comunque basilare conoscere e applicare in maniera corretta tecniche e accorgimenti riguardanti il tempo di scatto in fotografia.

Tempi e diaframmi in fotografia

La luce entra nella macchina e quindi colpisce il sensore non solo grazie al tempo di scatto ma anche mediante la determinazione dell’apertura dei diaframmi, i quali vengono misurati ed espressi in f-stop (rapporto focale).

Come il tempo di scatto, l’apertura dei diaframmi segue uno schema progressivo, il più noto è questo:

  • f/1.4
  • f/1.8
  • f/2
  • f/2.8
  • f/4
  • f/5.6
  • f/8
  • f/11
  • f/16
  • f/22

Man mano che si procede lungo questa scala sino ad arrivare a f/22, i diaframmi vengono chiusi maggiormente, proprio come nella scala di misura del tempo di scatto i tempi venivano accorciati. A ogni stop si dimezza la quantità di luce che può raggiungere il sensore.

Al contrario, man mano che si viaggia dall’f/22 sino al valore f/1.4 i diaframmi vengono aperti sempre di più e a ogni stop raddoppia la quantità di luce che colpisce il sensore.

Questa spiegazione serve a far comprendere quanto, soprattutto se si scatta manualmente, a seguito della corretta impostazione del valore ISO debba seguire la conoscenza di un bilanciamento espositivo corretto, ottenuto mediante l’impostazione del tempo di scatto e dell’apertura di diaframmi.

Questo perché appunto, vi sono tre impostazioni che provvedono a gestire l’esposizione e sono proprio il tempo di esposizione (o tempo di scatto), che decide per quanto tempo il sensore sarà esposto alla luce, l’apertura di diaframma, che decide la quantità di luce a cui il sensore sarà esposto, infine l’ISO, il quale determina la sensibilità del sensore.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Il tempo di scatto, l’apertura di diaframmi e le varie modalità di esposizione

Può capitare di essere delusi dalle proprie foto, nel caso in cui ne risulti un’immagine troppo scura o troppo chiara rispetto al risultato prefissato. Accade in particolar modo quando si scatta in modalità automatica o semiautomatica, vale a dire quando è la fotocamera che automaticamente stabilisce il tempo di scatto, l’apertura dei diaframmi o entrambi.

Perciò, può tornare utile una migliore conoscenza del tempo di scatto e dei diaframmi ma anche dei princìpi dell’esposizione e di cosa accade in base alla modalità di esposizione che si sceglie d’impostare al momento dello scatto.

  • Modalità manuale. Il tempo di scatto (o tempo di esposizione) e l’apertura del diaframma vengono impostati manualmente dal fotografo. L’esposimetro, presente sullo schermo e nel mirino, indicherà che l’esposizione è corretta quando, regolando tempo di scatto e diaframmi, segnerà che ci si trova sullo “zero”.
  • Modalità automatica con priorità di tempo di scatto. Si tratta di una modalità semiautomatica, in cui si seleziona manualmente il tempo di esposizione e in base a quello la macchina imposta l’apertura dei diaframmi appropriata.
  • Modalità automatica con priorità di diaframma. Di nuovo un modo semiautomatico, con cui si seleziona manualmente l’apertura di diaframma e in base a ciò la macchina imposta il tempo di scatto appropriato.
  • Modalità automatica. Si tratta comunque di una modalità semiautomatica avanzata, in cui la fotocamera decide sia l’apertura di diaframma che il tempo di esposizione.
  • Modalità soggetto o scena. Esistono, infine, delle modalità totalmente automatiche in cui si imposta un programma standard e preesistente, adeguato al soggetto che si vuole fotografare, lasciando totalmente alla macchina il compito di decidere la corretta combinazione di apertura di diaframma e tempo di scatto. Ogni macchina fotografica ha una gamma più o meno vasta di programmi preimpostati, i principali sono i seguenti:
    • Ritratto: i diaframmi vengono aperti il più possibile per ridurre la profondità di campo e sfocare lo sfondo del soggetto.
    • Paesaggio: i diaframmi vengono chiusi il più possibile per aumentare la profondità di campo e definire la scena.
    • Spot: il tempo di scatto è il più breve possibile, in modo da rendere ben nitido un soggetto in movimento
    • Scena notturna: il tempo di scatto è il più lungo possibile e i diaframmi vengono aperti il più possibile, per far in modo di catturare quel poco di luce ambientale, utilizzando il flash in aggiunta.
    • Macro: mette a fuoco soggetti posti a una distanza inferiore ai 60 cm, come fiori o altri piccoli soggetti.

Per quanto riguarda lo studio del piano americano in fotografia, si deve partire dall’idea di inquadratura, ben esplicitata dalla definizione dell’Enciclopedia Treccani. Il suo contenuto si applica allo spazio, al tempo, all’estetica, senza mai tralasciare lo sguardo attento e creativo del fotografo.

Si parla di piano nel momento in cui l’inquadratura s’incentra su dei soggetti, mentre si definisce campo quella situazione in cui è l’ambiente a prevalere. Il Piano Americano, così definito in fotografia e molto utilizzato nel ritratto fotografico, è uno specifico tipo di inquadratura.

La fotografia con piano americano, in inglese Cow-boy shot, prevede l’impostazione di un’inquadratura che va dalle ginocchia alla testa, con l’aggiunta di una porzione di spazio al di sopra del soggetto in questione.

In riferimento al ruolo del piano americano nel ritratto fotografico, si può affermare che in questo caso il volto non è più il vero protagonista della scena, ruolo che ora viene occupato dal corpo.

Il piano americano in fotografia e il suo significato

Il piano americano è da ritenersi un tipo d’inquadratura movimentata, caratterizzata da un buon dinamismo e impiegata tipicamente nei film western, che consente di coordinare in uno stesso momento più soggetti.

Il personaggio principale della foto è posto in piano americano, mentre l'ambiente limitrofo ricopre un ruolo decisivo. Nella fotografia con piano americano, a differenza di quella dalla più ristretta visuale, l’inquadratura si amplia e per questo motivo diviene più dinamica.

Il legame con il cinema western è evidente, anche se limitante se considerata in senso troppo restrittivo: è indubbia la contemporaneità del primo utilizzo del piano americano con la nascita del genere western nei primi trent’anni del ‘900.

Di base, questo tipo di scatto, a differenza del ritratto fotografico, consente di inquadrare contestualmente sia il volto che la custodia dell’arma del bandito, instaurando un rapporto con la scena fluente e continuo.

Ciò nonostante, non ci si deve affezionare esclusivamente al rapporto fra la foto con piano americano e il cinema western, poiché un risultato di questo genere è ottenibile anche con un’inquadratura a figura intera.

Nondimeno, scattare una foto a figura intera comunica uno spirito differente e ha un imprinting diverso per chi fotografa e per chi guarda, poiché richiede che ci si allontani dal soggetto protagonista, dalla sua emotività: il piano americano, invece, ha lo scopo di unire la descrizione dell’azione di un individuo, con una vicinanza tale da contenerne anche l’emotività del viso.

Un esempio, probabilmente il più celebre e funzionale a spiegare il significato della fotografia con piano americano, è quello di Clint Eastwood ritratto nel capolavoro di Sergio Leone Per qualche dollaro in più, del 1965. Essenziale ed emozionale allo stesso tempo.

Il piano americano nel cinema

Il legame fra il piano americano e il cinema western è, come già accennato, molto evidente, ma le ragioni vanno principalmente inquadrate nel contesto storico originario. La concezione dell’inquadratura è ricompresa nel considerevole insieme di cambiamenti innovativi provenienti dal ruolo di precursore di David Wark Griffith nel cinema americano.

La connessione con il genere western è intuibile già nel 1908, con il cortometraggio For Love and Gold, ma non deve limitare la fotografia con piano americano all’esclusiva sussistenza grazie al mondo del cinema.

Di nuovo, una testimonianza dell’esistenza e dell’utilizzo del piano americano nella settima arte già dai primi del Novecento la ritroviamo nello storicissimo The Birth Of A Nation del 1915, (Nascita di una Nazione) dello stesso Griffith, dove il connubio fra azione ed emozionalità è già evidente.

Il piano americano si rende utile per la sua particolare tecnica volta a raccontare l’azione fra più personaggi, con il tipico taglio alle ginocchia affiancato all’espressività dei volti, senza tralasciare il congelamento del dinamismo dell’azione.

Il piano americano, a prescindere dal genere cinematografico in cui viene impiegato, realizza il desiderio di raggiungere un compromesso fra corpo ed emozioni, mentre il suo utilizzo può essere richiesto dal regista laddove ci sia la ferma intenzione di proporre il/i personaggio/i con un’aura di coraggio o valore.

Il legame originario con il cinema ci fa pensare, quindi, ad una foto in piano americano di John Wayne o di Clint Eastwood, ma si può evolvere, come spesso accaduto, in dei valori morali totalmente differenti, se vogliamo opposti.

Ne fornisce un esempio il memorabile Heath Ledger in The Dark Knight del 2008, nel ruolo di Joker, con la regia di Christopher Nolan. Il genere cinematografico è quello del film trasferito da un fumetto, che per modelli e modus operandi è probabilmente figlio legittimo del western; il senso del piano americano preserva la base originaria, ma viene declinato con un punto di vista diverso.

Il Joker di Heath Ledger esprime coraggio e valore, ma dal valore pericoloso, di malvagità. Eppure, indirettamente lo spettatore viene messo in condizione di spaventarsi ma di difenderlo allo stesso tempo. E questo, forse, è anche merito di come un personaggio viene immortalato e inquadrato davanti agli occhi di chi osserva.

Il piano americano come ritratto fotografico di grandezza e celebrazione

In egual maniera, il piano americano viene impiegato più o meno nella stessa tipologia di cinema, laddove non si può e non si deve tralasciare l’azione in favore del sentimentalismo o viceversa.

Si provi a pensare a Gal Gadot nell’adattamento di Patty Jenkins di Wonder Woman nel 2017: l’impiego del piano americano esalta la forza femminile ed esplicita quindi una chiara inclusività, dove la grandezza e il valore non sono più esclusivamente maschili.

La forma e il mezzo restano gli stessi, sono la sostanza e lo scopo a cambiare: lo spettro di opportunità d’impiego della fotografia si allarga in uno spazio infinito di creatività, smuovendo l’interiorità degli spettatori con una rappresentazione dalle antiche radici ma dalle nuove declinazioni.

Sempre più frequentemente, nei lavori firmati DC ma anche Marvel, la definizione dei primordi e delle tecniche originarie del piano americano non esclude l’aspirazione a trasporne e rovesciarne i paradigmi.

Indimenticabile l’immagine diffusa dal celebre Avengers: Endgame, successo mondiale del 2019. L’ inquadratura mostra nella totalità sei personaggi donna, collocati a diverse distanze dal mirino, come comunica ad esempio la figura intera di Elizabeth Olsen.

Il sorprendente esempio di piano americano in questa scena si ravvede nelle quattro donne eroine che occupano la prima linea, immortalate dall’occhio dello spettatore in prima battuta: Letitia Wright, Pom Klementieff, Brie Larson, Gwyneth Paltrow.

Sebbene quasi nessuno si renda conto dell’impiego di una particolare tecnica fotografica quale il piano americano, né della sua importanza nel cinema, la modalità di organizzazione dello spazio e la volontà di congelare l’azione in questo modo raggiungono lo scopo di comunicare un determinato messaggio.

Attraverso la fotografia con piano americano, lo spettatore raccoglie la nota di eroismo che s’intende comunicare attraverso l’immagine dinamica e d’azione. A questo, si somma l’effetto di valore morale d’affermazione del ruolo femminile, acquisito e assimilato attraverso questa sperimentazione.

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Declinazioni di un genere sui generis

In taluni casi, l’esigenza di esibire un personaggio durante l’azione muove il lavoro del direttore della fotografia verso la ricerca creativa del giusto punto di vista.

Lo scopo, più o meno chiarificato, è quello di giungere a una descrizione più decisa del contenuto della situazione, ponendo l’accento su una precisa emozione e contagiando con essa lo spettatore.

A questo proposito, l’impiego del piano americano si declina inquadrando il soggetto da un punto di vista diverso: dal basso verso l’alto, con lo scopo di ingigantire ancor di più quell’espressione di grandezza, di valore, benevolo o malvagio a seconda dei casi.

Ne è un esempio Arnold Schwarzenegger in Terminator 2: Judgment Day, del 1991, con la regia di James Cameron.

Il piano americano compone e sviluppa il cinema western, ma nasce prima del western. Favorisce l’azione, ma non si spoglia delle emozioni. La tecnica fotografica è quindi basata sulla neutralità, poiché per decenni ha guardato solo l’uomo ma ad oggi non trascura la donna.

Una foto con piano americano custodisce un insieme di valori che possono essere interpretati dal punto di vista che più si predilige, vive negli anni e si evolve, adattandosi alle mode e facendo le mode.

Risulta quindi impossibile definirlo in maniera netta e restringere eccessivamente il campo, poiché ha servito e serve fedelmente ideali artistici e morali anche contrastanti fra loro: da Red River di John Wayne, passando per Quentin Tarantino ma senza tralasciare Luca Marinelli.

In un’ottica in cui fotografia e cinema nascono su basi differenti ma percorrono lo stesso cammino.

Si può realizzare un taglio fotografico di uno scenario avvicinandosi totalmente al protagonista della foto, oppure utilizzando lo zoom per rimanere nella stessa posizione, o infine rifilando l’immagine alla fine, in post produzione.

Viene generalmente sconsigliato l’utilizzo del taglio fotografico in post produzione, poiché è dimostrato che questo tipo di modifica a posteriori riduce la risoluzione, quindi la qualità, della foto.

Essere pronti e decisi a effettuare il taglio fotografico migliore e più d’effetto al momento dello scatto sarà utile a far risparmiare tempo e a mantenere una buona qualità. Sarà inoltre utile dal punto di vista dell’apprendimento delle tecniche fotografiche, delle inquadrature, dei piani e dei tagli fotografici.

Considerare il miglior taglio fotografico solamente al momento della post produzione appare quantomeno limitante dal punto di vista della creatività.

Lo sanno bene gli allievi dei Corsi di Fotografia organizzati ogni mese presso Il Melograno, i quali attraverso un percorso stimolante di crescita teorica e pratica giungono alla conoscenza di tecniche che non credevano sarebbero mai stati in grado di applicare nella realtà.

Il taglio fotografico

Nel momento in cui si è passati dall’analogico al digitale, le inquadrature fotografiche o tagli fotografici hanno smarrito una porzione della loro essenziale importanza e della loro genialità, diminuendo il tempo e l’attenzione che il fotografo impiega per la composizione.

Nel mondo odierno della fotografia digitale, troppo spesso l’inquadratura fotografica e il tipo di taglio fotografico vengono decisi e ricreati in fase di post produzione, attraverso la sempre presente funzionalità di ritaglio.

Ma il taglio fotografico non è solo una mera funzionalità intercambiabile: è uno degli elementi primari della bellezza comunicativa e d’impatto di un’immagine. L’inquadratura fotografica è nientemeno che l’area presa in oggetto da un obiettivo e che costituirà quindi ciò che verrà memorizzato dal sensore.

L’inquadratura, o taglio fotografico, è strettamente legata a tre elementi: il tipo di macchina fotografica, la lunghezza focale utilizzata per lo scatto, la reale distanza posta fra il protagonista della foto e la macchina fotografica.

Difatti, l’inquadratura fotografica risulta essere inversamente proporzionale alla lunghezza focale, vale a dire che, al crescere della lunghezza focale (fino ad arrivare ad esempio a un teleobiettivo), l’inquadratura fotografica diviene sempre meno ampia, perciò più dettagliata.

camera closeup

Al contrario, al diminuire della lunghezza focale (fino ad arrivare ad esempio a un grandangolo), il taglio fotografico si amplifica e diventa più inclusivo nello scenario preso in oggetto.

Per ciò che concerne la distanza, va detto che all’aumentare della stessa, la parte di scenario inclusa nello scatto aumenta, mentre nel caso opposto l’inquadratura fotografica diviene senza dubbio più dettagliata.

Prestare attenzione a questi elementi compositivi è una necessaria base di partenza volta alla riuscita di un’inquadratura adatta alla circostanza, ma anche alla sua eventuale modifica.

La composizione fotografica è di vitale importanza per stabilire un ruolo comunicativo efficace in un determinato scatto, ma la sua netta applicazione risulta spesso ostica da realizzare in talune situazioni, quali ad esempio la street photography: in alcuni casi, il tempo per pensare all’inquadratura è davvero poco, per questo motivo essere abbastanza ferrati sui suoi fondamenti è importante.

Ma come fare per produrre un'inquadratura fotografica riuscita? Scegliere il taglio fotografico non significa solamente decidere quali elementi e soggetti saranno inclusi nell’immagine e quali verranno tagliati fuori. Significa anche saper comprendere la migliore collocazione degli stessi all’interno della cornice, per ottenere il giusto risultato in termini di comunicazione.

La base teorica e tecnica di ogni fotografo risiede nelle regole standard per la composizione: la divisione geometrica degli spazi che doni equilibrio e armonia all’operato, ottenuta attraverso la famosa regola dei terzi.

Sebbene la vera fotografia vuole che ogni regola venga appresa e poi rovesciata per arrivare a un lavoro innovativo e creativo, la conoscenza delle forme, dei colori e delle linee aiutano il fotografo a scegliere il taglio fotografico più coerente.

I tipi di inquadratura fotografica: i campi

Come per ogni concetto teorico che si può analizzare in fotografia, anche le inquadrature possono essere classificate per tipologia.

In primo luogo si può dire che i tagli fotografici, a seconda della tipologia possono essere denominati campi o piani.

Si definisce campo quell’inquadratura giudicata molto ampia, in cui il paesaggio occupa una grande porzione dell’immagine e il soggetto, umano o animale, non è certamente l’elemento di primo piano.

Si parla di piano nel caso inverso, quando cioè il soggetto umano o animale è il focus della scena e occupa la maggior parte dell’inquadratura fotografica. Il piano è quindi la tecnica più frequente nel ritratto fotografico.

Parlando del campo fotografico, si può distinguere fra:

  • Lunghissimo, la più estesa in assoluto, ottenuta con un grandangolo nei paesaggi;
  • Lungo, abbastanza estesa, dove i soggetti sono individuabili ma non protagonisti;
  • Medio, dove il soggetto acquista importanza, seppur inserito in un ambiente;
  • Totale, dove la figura umana diventa protagonista, sebbene non in maniera totale.

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Tipi di tagli fotografici nel ritratto: i piani fotografici

Sebbene sia importante tener presente che in fotografia le regole sono fatte per essere stravolte, dando così spazio alla creatività, il taglio fotografico nella ritrattistica, definito piano, necessita di alcune regole di partenza.

I piani fotografici si basano su delle piccole accortezze generalmente utilizzate per decidere in quale punto del soggetto effettuare il taglio fotografico dell’immagine.

Il piano fotografico definisce il rapporto fra l’ampiezza del taglio fotografico e il soggetto umano ritratto in foto; viene preso in esame quando l’inquadratura include pressappoco una figura umana intera, anche perché nel caso il taglio fosse più ampio si parlerebbe di campo, non di piano.

In base a come si effettua il taglio fotografico della figura umana, si classifica il piano in differenti tipologie:

  1. Figura intera. Il soggetto è inserito nell’immagine dalla testa ai piedi in maniera precisa.
  2. Piano americano. Il soggetto presenta un taglio fotografico a metà coscia. Spesso impiegato nel cinema, poiché utile per donare all’attore maggior dinamicità. Associato quasi sempre al cinema western, affonda in realtà le sue radici nei primi anni del Novecento grazie a David Wark Griffith.
  3. Piano Medio. Inquadratura che prevede la presenza di una o più figure, immortalate dalla vita in su.
  4. Mezzo Busto. Una tipologia di taglio fotografico abbastanza celebre, la quale prevede una figura umana inquadrata fino ai capezzoli. Si suppone che il primo mezzo busto apparso nella storia sia quello di George Barnes, il bandito in The Great Train Robberydi Edwin S. Porter nel 1903.
  5. Primo piano. Fondamento chiave del taglio fotografico nei ritratti, prevede l’inquadratura di un viso fino all’inizio delle spalle. Al centro della scena vi è il volto del soggetto, distaccato dal contesto circostante.
  6. Primissimo piano. In questo caso il viso del protagonista è l’inquadratura stessa nella sua interezza, poiché il taglio fotografico in questo caso si pone all’attaccatura dei capelli e a metà collo, o all’inizio del mento. Il focus è senza dubbio l’espressività e l’emozionalità del soggetto.
  7. Particolare, o Dettaglio. Ci si trova in presenza di questo piano fotografico quando l’immagine è concentrata solo su una parte del volto, o del corpo. Qualsiasi dettaglio può essere preso in esame, dai piedi a un qualunque piccolo oggetto.

La macrofotografia si basa sull’assunto secondo il quale la visione dell’occhio umano è, per antonomasia, abbastanza limitata, poiché non permette di vedere chiaramente oggetti troppo piccoli o molto lontani, anche se nell’universo esistono una varietà di specie di tutte le grandezze, i colori, le dimensioni.

Alcuni particolari, ad esempio nella macrofotografia d’insetti e nella macrofotografia di fiori, si presentano in natura come talmente piccoli da non riuscire ad essere catturati adeguatamente in una fotografia senza avvicinarsi ad essi.

In alcuni casi non è consigliabile, in altri è addirittura impossibile, per questo motivo la macrofotografia si identifica come una soluzione valida e soprattutto creativa e artisticamente sorprendente per esigenze di questo genere

Macrofotografia d’insetti, macrofotografia di fiori e fotografia macro in casa: le tecniche

Nella macrofotografia la prima regola da imparare è: saper aspettare. Attendere il momento giusto, ma anche cogliere l’attimo, poiché un determinato particolare potrebbe cambiare in fretta nella luce, nella posizione, nel colore.

È altresì possibile che un determinato insetto compaia o si posizioni in un determinato luogo dopo ore e ore di attesa, perciò può bastare una distrazione o un movimento brusco per rovinare tutto.

È necessario avere pazienza, passione e costanza per capire come utilizzare uno strumento di forte impatto artistico qual è la macrofotografia, magari posizionando un fiore secondo la regola dei terzi o il centro di un frutto che si trova su un tavolo all’incrocio delle linee immaginarie tracciate nella griglia della stessa regola dei terzi.

Infine, in macrofotografia, anche nella macrofotografia in casa o in ambienti chiusi, è bene concentrarsi su un particolare ed escludere dalla composizione eventuali oggetti di disturbo.

Tanto per cominciare, nella macrofotografia è bene munirsi di tre accessori di base:

  • Un treppiede
  • Un pulsante di scatto remoto
  • Flash e luci esterne

Il treppiede e uno scatto remoto sono assolutamente necessari per evitare l’effetto mosso che in macrofotografia si verificherebbe scattando a mano libera e, data la particolarità della scena, sarebbe certamente ancor più evidente che in altre tipologie di scatti.

Un treppiede versatile ma stabile sa andare incontro a quest’esigenza, oltre a garantire una messa a fuoco ottimale.

Un pulsante di scatto remoto, inoltre, è un accessorio utile per la macrofotografia d’insetti o farfalle, poiché un incontro troppo ravvicinato con animali di questo genere arrecherebbe disturbo o fuga da parte dell’insetto. Si deve saper valorizzare un momento irripetibile con gli aiuti tecnici giusti.

Può sembrare incredibile, ma con le moderne reflex è possibile collegarsi tramite bluetooth o wi-fi ad un’App per smartphone, realizzando così il proprio scatto da remoto.

La luce, infine, è un elemento in grado di cambiare molte cose, nella macrofotografia; se si pensa alla macrofotografia di fiori e insetti, è indubbio constatare che la luce in grado di valorizzare al massimo colori e contrasti sia la luce naturale, la quale è sempre opportuno sfruttare, quando possibile.

Ciononostante, quando si scatta in interni, come per la macrofotografia in casa e per la tecnica still life, si deve accettare di rinunciare alla luce naturale per sopperire con l’utilizzo di flash e luci esterne.

 

Macrofotografia

Impostare la fotocamera per fare macrofotografia

Realisticamente, va detto che la macrofotografia è in realtà un genere fotografico molto ampio, vasto nelle sue possibili applicazioni, perciò risulta difficile raccontarlo in poche righe.

Per non sbagliare, ci si può innanzitutto concentrare su una tipologia di soggetto preferito o facile da reperire, iniziando a fotografarlo in varie situazioni del giorno e variando la prospettiva e l’apertura dei diaframmi, facendo sempre attenzione a scegliere quella giusta in base al tempo di scatto e alla vicinanza con il soggetto.

Per quanto riguarda il tempo di esposizione, infatti, trattando una macrofotografia d’insetti quali api o farfalle, chiaramente in perenne movimento, è consigliabile la scelta di un tempo di scatto veloce, in modo da riuscire a catturare i movimenti pressoché impercettibili di questo tipo di soggetti fotografici.

Parlando degli ISO, invece, si oscilla da 100 a 200 d’impostazione, a seconda della quantità di luce presente e della location scelta per la foto. Ovviamente, più gli ISO saranno bassi, minore sarà il disturbo presente nella qualità dello scatto.

Nella macrofotografia, oltre alle suddette impostazioni da ricordare durante lo scatto, non si deve tralasciare il ruolo dello sfondo, il quale deve essere del tutto marginale e risultare il più sfocato e irrilevante possibile.

Per cimentarsi nella macrofotografia è necessario, quindi, un grande spirito di adattamento, tenacia ma soprattutto l’attrezzatura giusta, a cominciare dagli obiettivi.

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Quali obiettivi utilizzare

Un obiettivo per macrofotografia riesce perfettamente a mettere a fuoco anche a una distanza ristretta dal soggetto, nonché a fotografare i soggetti in rapporto 1:1.

Vale a dire che, se un ragno, misurandolo nella realtà, avesse una dimensione di 1 cm, nella foto verrebbe impresso a grandezza di almeno 1 cm.

Sembrerebbe meraviglioso da realizzare e lo è, nel momento in cui il fotografo tiene presente che per ottenere un effetto di questo tipo è necessario avvicinarsi il più possibile al soggetto, padroneggiando lo scatto in modalità manuale e imparando a scegliere l’obiettivo più utile all’impresa.

Data la reale dispendiosità degli obiettivi zoom per macrofotografia, è bene quindi tenersi pronti a fare un passo avanti verso l’oggetto dello scatto ma soprattutto accettare, almeno in un primo momento, di poter utilizzare l’attrezzatura di cui già si è in possesso.

Un acquisto azzeccato in termini di obiettivi per macrofotografia non è ovviamente da accantonare, semplicemente andrebbe affiancato alle ottiche con cui si ha dimestichezza e che possono nel breve periodo dare comunque dei buoni risultati, utilizzando gli accorgimenti e le impostazioni di cui si è parlato in precedenza.

Nel momento in cui si decide di passare a un livello nettamente più avanzato di tecniche di macrofotografia, si può concentrare senza dubbio l’attenzione su questa lista degli obiettivi, tutti ottiche fisse, più adeguati allo scopo:

  • Nikon AF-S 105 mm F/2.8 G IF ED: perfetto per la macrofotografia, con questa ottica fissa si ottiene una grande nitidezza, arrivando a un’apertura di diaframmi di f/2.8, donandogli quindi anche molta luminosità. È raccomandato per la macrofotografia d’insetti o su particolari estremamente piccoli, ma è compatibile solo con macchine firmate Nikon.
  • Canon EF 100 mm F/2.8 L Macro IS USM: un po' datato ma sempre perfetto, classe 2009, è compatibile con la Canon nei suoi formati FF e APS-C. È munito di motore a ultrasuoni, il quale consente una rapida e precisa messa a fuoco, oltre a una nitidezza davvero degna di nota, su uno sfondo sfocato di grande qualità. Leggero e multifunzionale, è perfetto per l’apprendimento della macrofotografia.
  • Sigma 105 mm F/2.8 AF Macro EX DG OS HSM: è un’opzione un po' meno costosa rispetto ai primi due, ma non manca di qualità e prestazioni. Lo stabilizzatore d’immagine è presente, anche se il tutto risulta un po' meno silenzioso e veloce. Comunque sia, il motore a ultrasuoni è presente e consente una messa a fuoco efficiente. Questo obiettivo è un buon compromesso fra la voglia di fare macrofotografia di qualità e un budget ridotto.
  • Tamron SP 90 mm F/2.8 Di Macro 1:1 VC USD: è impressionante il rapporto qualità/prezzo di questa ottica, dotata di molti punti di forza, fra cui l’eccellente nitidezza dell’immagine. Questo obiettivo si configura come una valida scelta sia per quanto riguarda la macrofotografia, che, eventualmente, il ritratto fotografico.