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Paul Watzlawick, filosofo e psicologo svizzero, è stato uno dei massimi esperti della comunicazione umana. Nel 1967, con il gruppo di ricerca di Palo Alto, divulgò un documento chiamato Pragmatica della comunicazione umana, che vuole definire gli assiomi della comunicazione. Il primo è particolarmente interessante, e recita: è impossibile non comunicare.

Cosa vuol dire? Semplice: che se per esempio ce ne stiamo in silenzio, fermi immobili da una parte, nel bel mezzo di una conversazione o di una riunione di lavoro, stiamo comunque comunicando qualcosa.

Questo ci porta a comprendere come il nostro linguaggio non è solo fatto di parole, seppur importanti, ma anche e soprattutto è fatto di tutto quello che può rientrare nella definizione "linguaggio del corpo": il modo in cui stiamo seduti, la nostra postura, come muoviamo le mani, le espressioni che facciamo con il viso o che punto nella stanza scegliamo di occupare.

Le parole sono una barca, il mare è il nostro corpo

Il corpo parla attraverso una serie di segnali che non sempre siamo in grado di gestire e di riconoscere. Il linguaggio del corpo è il primo biglietto da visita che abbiamo quando conosciamo o ci relazioniamo con le persone e imparare a riconoscerlo, sia su di noi che sugli altri, ci serve per dialogare meglio, per avere relazioni interpersonali migliori.

La frustrazione più grande è quella di essere fraintesi, avere intenzione di far passare un determinato messaggio che gli altri non comprendono oppure interpretano male. Forse siamo convinti di aver parlato bene, ma, come detto, le parole non bastano. Come diciamo spesso a lezione, nel corso di Recitazione, le parole sono come una barca, per navigare hanno bisogno del mare: il mare è il nostro corpo e il suo linguaggio. Essere coscienti del potere del nostro linguaggio corporeo e imparare a potenziarlo e a renderlo adatto alle situazioni può davvero cambiare la nostra prospettiva sulla vita, sulle nostre relazioni affettive e di lavoro.

Quindi abbiamo detto, ogni gesto che facciamo, anche se involontario, comunica qualcosa a chi ci sta intorno.

La postura nel linguaggio del corpo

Ad esempio, se siamo infastiditi o nervosi può capitarci di battere nervosamente la gamba e questo non solo può infastidire chi ci è seduto accanto ma comunica anche a chi abbiamo intorno che è il caso di lasciarci stare.

Anche la postura è altrettanto importante perché è il modo che abbiamo di posizionarci nel mondo.

Alexander Lowen, famoso psichiatra e psicoterapeuta americano, creatore della bioenergetica, spiega bene nei suoi libri quanto molte delle nostre espressioni idiomatiche facciano riferimento al corpo e quanto riflettano effettivamente sulla realtà: se incontriamo una persona che è abituata a "portare tutto il peso sulle spalle", la vedremo davvero con le spalle incassate, spostate in avanti, con la testa pesante, e probabilmente i suoi movimenti risulteranno lenti e pesanti.
Se parliamo con una persona che ha "la testa tra le nuvole", notiamo come la parte posteriore del suo corpo è molto più sviluppata di quella inferiore e i movimenti delle braccia saranno rapidi e leggeri, ma se, al contrario, nostro fratello è una persona con "i piedi per terra", avrà delle gambe molto forti e pronunciate.

Quando entriamo in relazione con le altre persone il linguaggio del corpo che utilizziamo ci caratterizza e ci permette di comunicare il nostro livello di sicurezza o di insicurezza sia in un contesto di svago che in un contesto lavorativo.
Esistono molti strumenti che ci consentono di lavorare sul nostro linguaggio del corpo e che ci permettono di controllare e riconoscere quali sono gli atteggiamenti del corpo sbagliati che ci possono penalizzare e quali sono invece quelli validi che ci possono valorizzare.

Le espressioni facciali e le mani nel linguaggio del corpo

Non tutte le parti del nostro corpo comunicano allo stesso modo. La palma d'oro va sicuramente al viso. Non è un caso che tra il collo e la fronte abbiamo più di 30 muscoli, che oltre per le funzioni vitali servono anche a comunicare quello che pensiamo (anche quando non vorremmo). Un esercizio che si fa a teatro, per esempio, è quello di utilizzare la maschera neutra. La maschera neutra è una maschera in cuoio che non ha espressione, è neutra, appunto.

Jacques Lecoq, attore e pedagogo francese, iniziò ad utilizzare la maschera neutra per aiutare gli attori ad esprimersi con tutto il corpo, non solo con il viso. Il principio è semplice: se hai sul viso una maschera neutra, senza espressione, non puoi aiutarti con la mimica facciale, ma devi usare tutto il corpo per esprimerti. È un esercizio bellissimo e molto utile.

Altra parte importante: le mani. Se vogliamo possiamo definirle delle antenne e comunicano emozioni a chi ci sta intorno. Se mentre parliamo con qualcuno le tormentiamo o le agitiamo probabilmente risulteremo fin da subito stressati e nervosi. Muoverle con cognizione di causa e gestirle bene, darà l'impressione di essere persone che "sanno dove mettere le mani".

Ma questi sono solo pochi e semplici esempi. Esistono tecniche più specifiche che ci possono essere insegnate e che vengono dal teatro. Gli attori infatti riescono a sottolineare le parole e le emozioni grazie a tecniche specifiche di gestione del loro linguaggio del corpo ed è proprio grazie al loro corpo che riescono a farci entrare nel racconto e a farci vivere le emozioni della scena.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Il linguaggio del corpo nel teatro e nella danza

Anche la danza è terreno di comunicazione non verbale. I danzatori attraverso il movimento riescono a raccontare e interpretare vere e proprie storie. Grazie alle espressioni del viso, alla mimica e alla gestualità riescono a farci commuovere o a divertirci insomma a farci provare sensazioni forti senza mai dire una parola.
Ma anche chi usa tutti i giorni le parole per lavoro deve essere in grado di usare al meglio il proprio linguaggio del corpo. Gli insegnanti ma anche i venditori devono infatti riuscire a farci fidare di loro non solo con le parole ma anche con la postura e con i gesti, con gli sguardi e con i sorrisi.

La prossemica e il contatto fisico

Due sfere importanti della comunicazione non verbale sono la prossemica e il contatto fisico. La prossemica studia la distanza che teniamo dalle cose e dagli altri. Edward T. Hall, antropologo statunitense che primo ha coniato il termine, sostiene che alla distanza fisica, corrisponde anche una distanza relazionale. Per intenderci, se siamo a 50cm da una persona, avremo una relazione di intimità, mentre la distanza pubblica è a 4/5 metri. Ovviamente sono distanze empiriche e variano di contesto in contesto. Parlare di "vicino" o "lontano", sostiene Hall, ha poco senso, perché cambiano in base alle relazioni tra le persone, al contesto in cui sono, alla cultura in cui sono immersi. Saper leggere le distanze tra le persone, ci fornisce dati molto interessanti.

Il contatto fisico invece è altrettanto importante. Comunichiamo anche con quello. Tocchiamo una spalla, sfioriamo un braccio, stringiamo una mano. Toccare o essere toccati, rappresenta forse il modo più coinvolgente di comunicazione umana, spesso anche quello più intenso. Ecco perché è importante non abusarne e capire se l'altra persona è disposta o meno ad accettarlo.

Gli occhi nel linguaggio del corpo

Anche gli occhi giocano il loro ruolo nel linguaggio del corpo. Nella vendita ad esempio è utile comunicare sicurezza guardando negli occhi il nostro interlocutore per mostrarci attenti e interessati ma bisogna fare molta attenzione perché questi segnali potrebbero anche essere interpretati come atti di arroganza e potrebbero farti perdere il cliente.

Proprio per evitare di esagerare in un senso o nell’altro decidere di frequentare un corso che lavora sul linguaggio e l'espressività del corpo, come ad esempio un corso di recitazione o un corso di public speaking, può essere davvero di grande aiuto.

Un corso basato sugli esercizi più innovativi per farti conoscere e potenziare il linguaggio del corpo ti può insegnare moltissimi modi per sviluppare le tue potenzialità e anche se non stai cercando un lavoro o non devi dare un esame all’università un corso che ti insegni a sviluppare la comunicazione non verbale ti sarà di grande aiuto in ogni aspetto della tua vita.

Quante volte sei rimasto ipnotizzato davanti alla televisione durante un recital del tuo comico preferito? E quante volte ti sei chiesto “ma come farà a rendere comiche anche le situazioni quotidiane”?
Far ridere è un mestiere difficile, a detta degli attori è molto più difficile far ridere che far piangere. Monica Vitti, dopo alcune prove da attrice drammatica, dopo essere stata scelta per un ruolo comico da Monicelli ha detto: “Scoprire di far ridere è come scoprire di essere la figlia del re”.  

Se stai pensando che per diventare un attore comico devi necessariamente avere un viso buffo sei sulla cattiva strada. Sicuramente avere un volto comico e una fisicità particolare può aiutare ma anche se non hai delle caratteristiche fisiche fuori dal comune puoi imparare ad essere un comico efficace: basta affidarti al maestro giusto. Ma prima di chiederti come puoi fare per diventare un attore comico è necessario capire di cosa stiamo parlando quando parliamo di cosa ci spinge a ridere. 

Cosa vuol dire comico

Sigmund Freud nel suo famosissimo libro “Il Motto di Spirito e le sue relazioni con l’inconscio” per analizzare le reazioni della psiche umana studia i fenomeni comici ed umoristici. Secondo Freud la comicità è una delle attività psichiche più elevate. La comicità è un mezzo per ottenere piacere nonostante le difficoltà della vita e quindi la risata è un antidoto contro la sofferenza e un meccanismo di rivolta e di protezione, di attacco e di difesa.

Per il padre della psicanalisi dunque, l’umorismo non è altro che un artificio con il quale la nostra psiche sfida le nostre paure più profonde e prova ad allontanarle nella maniera più leggera possibile. Proprio per questo motivo così profondo la recitazione comica è tutt’altro che semplice: se la comicità è il nostro talismano per scacciare i pensieri negativi l’attore comico deve impugnare questo talismano e riuscire nella difficile impresa di allontanare i cattivi pensieri dalle teste del suo pubblico. Ma in che modo?

L'importanza della battuta

Sicuramente il primo modo che abbiamo di farci benvolere e di far ridere qualcuno – sia su un palcoscenico di stand up comedy sia quando siamo a cena con amici – è quello di fare una battuta. 
La battuta è un motto di spirito estemporaneo, può essere legata ad una situazione nota legata alla vita di uno dei commensali o di un personaggio famoso. La battuta farà ridere se si utilizzerà una forma semplice e un linguaggio condiviso da tutti i presenti.  

Come diventare un attore comico

Se però non ti basta essere il comico del tuo gruppo di amici ma vuoi diventare un professionista della risata devi innanzi tutto studiare bene la materia. La comicità ha stili molto diversi tra loro. Esistono molti tipi di comicità che possono essere riferiti ad un periodo storico o di ad un attore che interpreta in maniera particolare il sentire comune. 

C’è il black humor di Woody Allen o di Paolo Villaggio, la comicità a sfondo sociale di Claudio Bisio o di Luciana Littizetto, la comicità dei tormentoni – ricordi “Amici ARARARA” del duo comico i Fichi d’India? – o quella un po’ pecoreccia delle barzellette di Pierino raccontate al bar… Come per ogni percorso devi poter scegliere qual è quello che si adatta di più alla tua vita e al tuo stile e per farlo una buona idea può essere quella di trovare degli argomenti che ti siano familiari.   

Come raccontare storie divertenti

Di solito infatti per raccontare storie divertenti anche i comici più famosi partono sempre dal proprio vissuto quotidiano: se ci pensi ogni cosa che ci accade durante il giorno può essere fonte di ilarità. Una compagna fissata per lo shopping che ti costringe a girare durante i saldi, un marito che non mette mai in ordine la casa e ti fa inciampare sulle sue scarpe da tennis, una suocera invadente che ti fa i dispetti: qualunque esperienza quotidiana si può prestare a diventare materiale per il tuo repertorio comico. La difficoltà sta nell’imparare a raccontare nel giusto modo le proprie avventure utilizzando parole semplici e comprensibili a tutti. 

Cosa sono i tempi comici

Se vuoi diventare un attore comico avrai sicuramente sentito parlare dei “tempi comici”. I tempi comici sono le pause tra una battuta e l'altra, o tra una reazione o movimento seguito da battuta. È proprio il giusto equilibrio di questi tempi che rende la scena veramente divertente.

Alcuni attori ce li hanno naturali e devono solo perfezionarli con la pratica, altri possono arrivarci con lo studio e la guida di un buon regista. Come per ogni cosa provando e studiando si impara!

Per capire i tempi e i modi della comicità e rendere divertenti le storie da raccontare devi affidarti a degli ottimi maestri esperti che sapranno guidarti sulla giusta strada da percorrere.  
Sulla comicità Chopin ha detto: “Chi non sa ridere non è una persona seria. Buffone è chi non ride mai”.
Quindi prenditi sul serio: impara a far ridere!

La tradizione teatrale italiana vanta una delle storie più belle e ricche di avvenimenti nel mondo. Le origini del teatro in Italia affondano le radici addirittura nell'antica Roma.

Il nostro è un Paese di dialetti, regioni, province e tradizioni locali, (in passato anche di principati, signorie e piccoli Stati) e si può dire che ogni città abbia la sua storia del teatro. Così, se da una parte ci troviamo a parlare della nascita del teatro in Italia, o dell’evoluzione del teatro in Italia, sarà comunque bene esaminare ogni singola città per la sua particolare storia, che ha permesso di vantare una tradizione teatrale tra le più belle, ammirate e rinomate al mondo.

Qui al Melograno siamo convinti che non basta seguire un corso di recitazione per fare teatro. Bisogna saperlo conoscere e comprenderne la storia, i contesti storici e i vari luoghi dove si è sviluppato e dove ha preso forma, oltre ad aver acquisito alcune piccole e divertenti tradizioni: dall’assoluto rifiuto del colore viola sul palco, al famoso "merda!" augurio che si fa prima che uno spettacolo vada in scena. Abbiamo quindi deciso di affrontare i momenti più importanti della storia del teatro nelle città italiane. Per scoprire insieme da dove veniamo, per capire dove andiamo.

Cenni di storia del teatro in Italia

Si può dire che tutto sia partito dall’arrivo del teatro greco in Italia. Questo significa che il teatro in Italia è nato in Magna Grecia, grazie ai coloni greci siciliani, campani e pugliesi. Famosissimi i teatri di Siracusa, Segesta e Taormina, che contano migliaia di turisti da tutto il mondo ogni anno.

Il teatro greco influenzò moltissimo il teatro romano, anche detto teatro latino, che comunque risulta anche godere delle influenze del teatro italico, che proviene invece da popolazioni “autoctone” come ad esempio gli Etruschi, che avevano sviluppato una loro drammaturgia prima ancora dell’arrivo dei greci.

La funzione primaria del teatro non era quella d’intrattenere e basta, ma anche e soprattutto d’istruire il popolo, rincuorare le masse nei momenti di guerra e farle prosperare in quelli di pace. In qualche modo era anche un mezzo di propaganda e informazione, attraverso cui gli spettatori partecipavano alla vita pubblica e accrescevano i propri animi.
Il teatro continuò sulla stessa linea fino al medioevo quando, con l’affermazione del Cristianesimo la suddivisione dell’Italia e l’avvento di nuovi equilibri sociali, cominciò a tramutarsi in quello che poi oggi chiamiamo teatro moderno.

Storia del teatro a Venezia

A Venezia si deve la nascita della Commedia dell’Arte nel XVI secolo. I personaggi di questo tipo di teatro si diffusero in tutta Europa: ognuno caratterizzato da tratti, caratteristiche e costumi ben precisi, gli attori seguivano il Canovaccio, ossia una linea narrativa dalle battute poco definite che può dirsi il predecessore dell’improvvisazione teatrale. È qui che i primi attori hanno iniziato a recitare a braccio.Proprio con la nascita della Commedia dell’Arte, a Venezia nacquero anche i primi teatri a pagamento, che furono creati dai tanti attori e compagnie di strada, saltimbanchi e artisti che cominciarono a fare di quest’arte un vero e proprio mestiere, più o meno vagabondo.

Storia del teatro a Milano

Milano vanta di certo uno dei teatri non solo più famosi in Italia, ma più famosi al mondo, sinonimo d’eccellenza, prestigio ed eleganza. Parliamo del Teatro alla Scala, più comunemente chiamato La Scala, che si può definire il vero e proprio tempio della lirica. Il teatro è stato augurato il 3 agosto del 1778.

Prima di lui, le strutture dedicate all’Opera erano i teatri di corte che si sono susseguiti nel Palazzo Reale. In questo teatro hanno esordito nomi fondamentali del teatro, come l’allora giovanissimo Giuseppe Verdi. Si può quindi dire che La Scala ha segnato la nascita e l’affermazione della grande opera in Italia.

Altro nome portante del teatro milanese è il Piccolo Teatro di Milanoprimo teatro stabile italiano, fondato nel 1947. Per chi si chiedesse cos’è il teatro stabile, è una forma di organizzazione teatrale di servizio pubblico, che si presenta come ente autonomo e che dimostra un fortissimo legame con il territorio che lo ospita. Un teatro per tutti, che riporta il teatro al popolo come si usava fare agli esordi di quest’arte.

Storia del teatro a Genova

Tutti gli appassionati di teatro – e non – avranno probabilmente sentito parlare almeno una volta nella vita delTeatro Stabile di Genova. Si tratta infatti non solo di uno dei più importanti teatri di Genova, ma è anche uno dei più importanti teatri pubblici italiani. Fondato nel 1951, la sua denominazione ufficiale è Associazione Ente Autonomo Teatro Stabile di Genova e per oltre quarant’anni è stato diretto da Ivo Chiesa. Molto famosa è anche la sua scuola di recitazione, che ha formato alcuni tra i più grandi attori italiani, tra cui Enrico Maria Salerno, Lina Volonghi e Mariangela Melato, a cui la scuola è stata recentemente dedicata. Polo del teatro moderno in Italia, rappresenta un punto di riferimento artistico e culturale per tutto lo stivale.

Storia del teatro a Napoli

Napoli vanta sicuramente una delle tradizioni teatrali più antiche e forti d’Italia (teatro latino a parte). Il suo contributo al teatro italiano è stato fondamentale. Le origini del teatro napoletano risalgono al Quattrocento e al Cinquecento, presso la corte aragonese, dove le prime opere vennero realizzate per motivi di celebrazione. Erano però caratterizzate da un linguaggio particolarmente ricercato, che venne riconsegnato al popolo grazie a Caracciolo, avvicinando così le masse. Aspetto chiave del teatro napoletano è Pulcinella, maschera che ha caratterizzato i palchi e le opere napoletane fino ai primi del Novecento, presentandosi ancora oggi come emblema della città. Ad eliminare la maschera fu Scarpetta, predecessore dei fratelli De Filippo, a cui si deve invece la tradizione teatrale napoletana moderna.

Storia del teatro a Roma

Come abbiamo accennato, la storia del teatro romano parte millenni fa, quando gli antichi romani, ispirandosi al teatro greco e al teatro etrusco, cominciarono a mettere in scena le prime commedie e i primi drammi, dando vita al teatro latino, da cui poi si è sviluppata tutta la tradizione teatrale italiana fino ad arrivare ai giorni nostri.

Storia del teatro Massimo a Palermo

Anche qui, un grande nome del teatro d’opera oltre che della storia del teatro palermitano. Tutto ebbe inizio il 10 settembre 1864, quando il Sindaco di Palermo bandì un concorso per “provvedere alla mancanza di un teatro che stesse in rapporto alla cresciuta civiltà ed a’ bisogni della popolazione”. Vinse Giovan Battista Filippo Basile. Fastforward fino al 16 maggio 1897, quando il teatro Massimo venne finalmente inaugurato con il Falstaff di Giuseppe Verdi. All’epoca, era il teatro più grande d’Europa e ancora oggi vanta una nomea assolutamente d’eccellenza tra i teatri d’opera in Italia, come in tutto il continente.

La respirazione è alla base di qualsiasi azione svolgiamo. Non vi è azione più importante e da essa dipende la reale riuscita delle nostre attività fisiche. Un cattiva respirazione comporta un malfunzionamento corporeo, come anche un peggioramento delle condizioni di salute e un peggioramento anche dell’umore.

Se parliamo quindi di attività come il canto o la recitazione, la respirazione è fondamentale. La prima cosa che si fa quando si comincia a frequentare un corso di recitazione oppure un corso di dizione è imparare a respirare bene. E quella che sembra un’attività estremamente banale e ovvia si rivela, improvvisamente, difficilissima.

Ma perché respirare bene è così importanteCome si fa a respirare bene?
Esistono ovviamente delle tecniche di respirazione per respirare meglio e delle tecniche di respirazione per recitare e cantare. Ma quali sono? Scopriamo quindi subito tutto quello che c’è da sapere sulle tecniche di respirazione per la recitazione e per il cantocome funzionano e quali sono.

Tecniche di respirazione: cosa sono

Le tecniche di respirazione sono degli esercizi che non solo permettono di imparare a respirare meglio, ma che insegnano a respirare bene per la recitazione oppure per il canto. In alcuni casi possono servire per riabituare il diaframma a funzionare bene, in altri casi per allenarlo, in altri ancora per rilassarlo.Ma il diaframma si può allenare? Si chiedono in molti. Assolutamente sì, anzi! Più si tiene in forma e ben funzionante, più ne risentirà positivamente tutto il corpo e l’umore.

Come vedremo, esistono infatti moltissimi esercizi di respirazione diaframmatica, oltre che esercizi di respirazione contro l’ansia. Una respirazione corretta tende comunque ad essere una respirazione profonda e moltissimi esercizi di respirazione provengono da discipline come lo yoga, la meditazione e alcune discipline orientali che esploreremo tra qualche istante.

Antica come la storia dell’uomo, la respirazione è un mondo tutto da scoprire e gli esercizi di respirazione per attori e cantanti sono utilissimi non solo per il palcoscenico, ma anche per stare bene.

Tecniche di respirazione con il diaframma

Bene, cominciamo quindi subito a scoprire insieme alcuni esercizi di respirazione per il diaframma.
Gli esercizi migliori per la respirazione diaframmatica sono quelli che richiedono di respirare profondamente, “riempiendo” e “svuotando” il diaframma completamente. Il diaframma in realtà non si riempie né si svuota, bensì si alza e si abbassa. Il diaframma è un muscolo infatti, situato subito sotto ai polmoni.
Abbassandolo, ossia “sgonfiandolo”, si lascia spazio ai polmoni che si riempiono d’aria. Alzandolo, e quindi “gonfiandolo”, si aiutano i polmoni ad espirare. Più quest’azione avviene in maniera corretta e completa, più la respirazione sarà efficiente ed efficace.

Un buon modo per imparare a respirare in maniera profonda è quello di seguire un conteggio. 4 o 6 o 8 tempi per riempire i polmoni e abbassare il diaframma, e altrettanti per espirare, alzandolo. Il modo migliore per iniziare quando il diaframma è particolarmente contratto è da sdraiati, così che rilassare il corpo e lasciarsi andare sarà più facile.

Tecniche di respirazione per il canto

Gli esercizi di respirazione per il canto mirano tutti a due obiettivi fondamentali: migliorare la capacità respiratoria, così da permettere di raggiungere una maggiore estensione vocale, e mantenere il diaframma ben allenato ed elastico.

Per cantare bene, infatti, è fondamentale il sostegno del diaframma durante il canto. Ma come fare per allenare il diaframma? Quali sono i migliori esercizi di respirazione per cantare?

Partendo dall’esercizio visto poco fa, un altro esercizio particolarmente indicato è quello di sfruttare, invece, tempi di respirazione disuguali. Dunque in un primo momento respirate in 4 tempi ed espirate in 8, in 10 o in 12. Dopo aver ripetuto diverse volte questo tipo di espirazione, invertite i tempi, allungando l’inspirazione e accorciando l’espirazione.

Tecniche di respirazione per il teatro

La cosa buona è che il teatro e il canto vanno a braccetto, dunque gli esercizi di respirazione per il teatro possono essere utilizzati anche per il canto e viceversa. Ma scopriamo insieme qualche altro esercizio di respirazione per la recitazione e impariamo a respirare bene quando si recita.

La cosa importante è non arrivare a fine battuta senza fiato, dunque sarà importantissimo allenare il tempismo della propria respirazione, riempiendo o svuotando i polmoni del tutto, ma anche nel minor tempo possibile. Un buon esercizio per imparare a respirare per la recitazione è quello di riempire i polmoni in un tempo solo, e poi svuotarli nel più lungo tempo possibile. E poi viceversa.

Può aiutare moltissimo se, durante la fase di espirazione, si recita una battuta piuttosto lunga e ricca di suoni difficili, che è bene scandire e pronunciare con forza, in modo tale da imparare a gestire la respirazione e imparare come fare a non arrivare senza fiato a fine battuta.

Tecniche di respirazione per rilassarsi

Come abbiamo accennato, respirare bene serve anche per rilassarsi e per eliminare l’ansia. Sono molte le tecniche di respirazione per calmare la mente e il corpo e per vivere bene. Si tratta ovviamente di tecniche perfette anche per rilassare e defaticare il diaframma a seguito di una lunga lezione di recitazione o di canto.

migliori esercizi di rilassamento per il diaframma si svolgono sdraiati a terra, su una superficie non fredda e in condizioni di agio. Palmi rivolti verso l’alto e piedi rivolti verso l’esterno, lasciarsi respirare ad occhi chiusi, senza forzare il respiro in nessun modo, è il più efficace di tutti gli esercizi di rilassamento. Ad ogni espiro, cercate di rilassare una parte del corpo che avvertite tesa o contratta e lasciatevi andare il più possibile al pavimento.

E per quanto possa sembrare insolito, anche fare stretching completo per tutto il corpo respirando a fondo e senza sforzare i muscoli è un ottimo metodo per rilassare il diaframma. È infatti sempre bene ricordare che il diaframma è un muscolo e, come tutti, funziona in sinergia con il resto dei suoi compagni e del corpo.

Tecniche di respirazione orientali

Si può dire che in realtà tutti gli esercizi di respirazione vengono da una tecnica di respirazione orientale ben precisa: il pranayama. Esso non è altro che una branca dello yoga che si occupa appunto di tecniche di respirazione di ogni genere.

Questi esercizi respiratori hanno come fine ultimo quello di equilibrare l’energia vitale che è dentro ognuno di noi, che, tradotto in chiave occidentale, significa far funzionare in armonia corpo e mente, raggiungendo un equilibrio psico-fisico benefico e salutare.

Quando si parla di teatro e di corsi di recitazione, una delle prime cose che viene in mente è l’improvvisazione teatrale. Per molti è il pane quotidiano, altri invece devono sviluppare i giusti riflessi e la giusta capacità di guidare una scena in una determinata direzione invece che un’altra senza seguire una base prestabilita. In generale, è sempre motivo di grandissimo divertimento e autentica spontaneità. Da momenti d’improvvisazione sono nati interi film ed opere teatrali, come anche molti registi amano far improvvisare ai loro attori intere scene a partire da un’indicazione di base di ciò che deve succedere, il così detto canovaccio, e accogliere tutto ciò che ne deriva. Alcune tra le battute e le scene più famose di film cult sono nate così, da Star Wars a Pulp Fiction. Ma perché fare improvvisazione teatrale? Quali sono i vantaggi? Di certo, la prima grande conquista è una grande capacità di credere in se stessi e, conseguentemente, riuscire ad improvvisare al meglio anche nella vita. I colloqui di lavoro, le situazioni di public speaking e il rapporto con il pubblico sono tutti scenari in cui l’improvvisazione teatrale aiuta.

Ma per capire con chiarezza perché l’improvvisazione teatrale è utile è bene approfondire un po’ questo tema.

Cos’è l’improvvisazione teatrale

In cosa consiste l’improvvisazione teatrale? Cosa significa fare improvvisazione a teatro? Comunemente, il regista del corso o del laboratorio teatrale in questione assegna un obiettivo: può essere una situazione, un tema, un evento da far accadere, oppure può dare un canovaccio da seguire in cui spiega le azioni che è fondamentale far accadere. In alcuni casi, può inserire o modificare le situazioni che si sono create in scena con elementi aggiuntivi ed altre indicazioni.
A quel punto, gli attori entrano in gioco e recitano la loro parte, inventando lì per lì, dunque improvvisando, le loro battute e le loro azioni: nessuno sa cosa sta per accadere.
Dunque tutto è inaspettato e non c’è nessun copione da seguire, ma al massimo un canovaccio che aiuta i teatranti ad orientarsi e procedere nella scena.
Talvolta anche i ruoli sono completamente inaspettati e ognuno sceglie cosa interpretare senza potersi consultare con i propri compagni. Altre volte sono personaggi ben definiti all’interno di una linea narrativa specifica, ai quali viene richiesto di improvvisare un’azione, un dialogo o un’intera scena.
L’improvvisazione può essere sia un tipo di esercizio, sia una tecnica creativa. Può servire per entrare meglio in contatto con il proprio personaggio e quello degli altri, come anche può essere una performance vera e propria, con tanto di pubblico: i famosi Match d’Improvvisazione.
Insomma, all’improvvisazione teatrale non c’è limite e i suoi usi e finalità sono così tanti che c’è l’imbarazzo della scelta.

Improvvisazione teatrale per bambini e per ragazzi

Come abbiamo accennato, l’improvvisazione teatrale può essere anche un grande strumento pedagogico e di crescita. Infatti, un laboratorio teatrale può essere un luogo dove imparare a sviluppare la propria personalità. È per questo che il teatro è molto adatto per bambini e ragazzi, in alcuni casi perfino consigliato.
L’improvvisazione teatrale per bambini e per ragazzi funziona esattamente come quella per adulti, ma generalmente ha degli scopi più pedagogici e socializzanti.
L’improvvisazione teatrale è perfetta per socializzare, per creare un gruppo forte e coeso, per imparare la collaborazione e per acquisire fiducia in se stessi.
Tutti sono importanti, ma nessuno è fondamentale nell’interpretazione teatrale e questo fa in modo che bambini e ragazzi imparino a cooperare e supportarsi a vicenda al fine di raggiungere l’obiettivo comune.
È un modo fantastico anche di scoprire le proprie passioni e il proprio carattere. Ecco perché l’improvvisazione per bambini e ragazzi è importante e un tipo di esercizio che tutti dovrebbero fare.

Due esercizi di improvvisazione teatrale

Il modo migliore per esercitarsi nell’improvvisazione teatrale è quello di seguire un corso di recitazione.
Laboratori e corsi di teatro sono il luogo migliore dove praticare questa bellissima attività.
Ad ogni modo, esistono diversi esercizi di improvvisazione teatrale che possono essere praticati anche al di fuori dei corsi di recitazione, magari per fare del team building, oppure per fini pedagogici e ricreativi.
Un primo esercizio può essere quello di assegnare un setting e delineare un solo personaggio. La creatività farà tutto il resto. Un altro esercizio interessante può essere quello di descrivere la scena e delineare un obiettivo comune, partendo dal presupposto che le diversità tra i vari personaggi sono grandi e l’impresa non sarà affatto facile.
Può essere d'aiuto anche studiare dei libri che trattano di improvvisazione teatrale, ad esempio questo qui.

Improvvisazione teatrale in inglese

In questo caso si tratta anche di un modo fantastico per imparare le lingue, oltre che divertirsi, formarsi e rafforzare la propria personalità.
Imparare l’inglese con il teatro è infatti un metodo sempre più diffuso e sono sempre più i registi madrelingua che si dedicano a questo tipo di attività. L’improvvisazione teatrale per imparare l’inglese è un modo ancora più divertente e creativo di farlo!

Le città in cui si studia improvvisazione teatrale

L’improvvisazione teatrale si studia in tutta Italia, ma non tutte le scuole e non tutti gli insegnanti sono allo stesso livello. Così, per chi si chiede dove studiare improvvisazione teatrale, abbiamo pensato di stilare una breve lista delle migliori scuole di improvvisazione teatrale in Italia.

Improvvisazione teatrale a Roma: la scuola di recitazione Il Melograno propone corsi di recitazione condotti da Alessio Mosca.
Improvvisazione teatrale a Torino: il Teatrosequenza propone sia corsi di improvvisazione sia match d’improvvisazione teatrale a seconda dei propri gusti e delle proprie necessità. La prova è gratuita e le sedi sono due, in Via Morgari e in Via Taggia.
Improvvisazione teatrale a Milano: Andrea Gaetani e Andy Ferrari tengono corsi di improvvisazione teatrale brevi o annuali presso il Teatribù. Anche il Teatro del Vigentino propone corsi di improvvisazione.
Improvvisazione teatrale a Firenze: la Lega Improvvisazione Firenze è di certo una delle migliori scuole di improvvisazione teatrale a Firenze. Organizza sia corsi che stage, tutti di avviamento al Match di Improvvisazione Teatrale, tenuti da Roberto Grassi e Lea Landucci.
Improvvisazione teatrale a Napoli: nel capoluogo partenopeo l’opzione migliore è la Scuola di improvvisazione teatrale Coffee Brecht, anche chiamata Scuola Napoletana di Improvvisazione Teatrale. La prova è gratuita.
Improvvisazione teatrale a Ravenna: 05QAcademy propone a Ravenna corsi per tutti i livelli e le età.
Improvvisazione teatrale ad Arezzo: Areamista ad Arezzo propone corsi di preparazione al Martch d’Improvvisazione Teatrale per tutti.
Improvvisazione teatrale a Prato: anche qui riproponiamo la Lega Improvvisazione Firenze, oppure il Corso di Teatro Nuova Colmena diretto da Lorella Paola Betti e Antonella Bretti
Improvvisazione teatrale a Varese: l’Associazione Culturale Plateali organizza corsi di improvvisazione teatrale e di avviamento al Match.
Improvvisazione teatrale ad Empoli: ad Empoli ci pensa sempre la LIF, con corsi di avviamento al Match tenuti da Lorenzo Cecchi e Luisa Baschieri.
Improvvisazione teatrale a Modena: l’associazione culturale ImproGramelot con il suo teatro d’improvvisazione organizza corsi per ogni età e livello.
Improvvisazione teatrale a Pisa: a Pisa ci pensa l’Arsenale delle Apparizioni, guidato da Federico Guerri
Improvvisazione teatrale a Padova: qui ci pensa invece Cambiscena Improvvisazione Teatrale, con corsi per ogni esigenza.
Improvvisazione teatrale a Parma: a Parma c’è sempre la ImproGramelot.
Improvvisazione teatrale a Reggio Emilia: anche qui, ImproGramelot si propone come una delle migliori scuole.
Improvvisazione teatrale a Genova: Maniman Teatro è una compagnia e una scuola d’improvvisazione che organizza corsi per ogni livello ed età.
Improvvisazione teatrale a Bologna: qui ci pensa invece il 16Lab, con corsi d’improvvisazione per amatori, ma anche di preparazione al Match.
Improvvisazione teatrale a Brescia: Ardega è una scuola d’improvvisazione teatrale perfetta per chi vuole cimentarsi in questa disciplina.