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Paul Watzlawick, filosofo e psicologo svizzero, è stato uno dei massimi esperti della comunicazione umana. Nel 1967, con il gruppo di ricerca di Palo Alto, divulgò un documento chiamato Pragmatica della comunicazione umana, che vuole definire gli assiomi della comunicazione. Il primo è particolarmente interessante, e recita: è impossibile non comunicare.

Cosa vuol dire? Semplice: che se per esempio ce ne stiamo in silenzio, fermi immobili da una parte, nel bel mezzo di una conversazione o di una riunione di lavoro, stiamo comunque comunicando qualcosa.

Questo ci porta a comprendere come il nostro linguaggio non è solo fatto di parole, seppur importanti, ma anche e soprattutto è fatto di tutto quello che può rientrare nella definizione "linguaggio del corpo": il modo in cui stiamo seduti, la nostra postura, come muoviamo le mani, le espressioni che facciamo con il viso o che punto nella stanza scegliamo di occupare.

Le parole sono una barca, il mare è il nostro corpo

Il corpo parla attraverso una serie di segnali che non sempre siamo in grado di gestire e di riconoscere. Il linguaggio del corpo è il primo biglietto da visita che abbiamo quando conosciamo o ci relazioniamo con le persone e imparare a riconoscerlo, sia su di noi che sugli altri, ci serve per dialogare meglio, per avere relazioni interpersonali migliori.

La frustrazione più grande è quella di essere fraintesi, avere intenzione di far passare un determinato messaggio che gli altri non comprendono oppure interpretano male. Forse siamo convinti di aver parlato bene, ma, come detto, le parole non bastano. Come diciamo spesso a lezione, nel corso di Recitazione, le parole sono come una barca, per navigare hanno bisogno del mare: il mare è il nostro corpo e il suo linguaggio. Essere coscienti del potere del nostro linguaggio corporeo e imparare a potenziarlo e a renderlo adatto alle situazioni può davvero cambiare la nostra prospettiva sulla vita, sulle nostre relazioni affettive e di lavoro.

Quindi abbiamo detto, ogni gesto che facciamo, anche se involontario, comunica qualcosa a chi ci sta intorno.

La postura nel linguaggio del corpo

Ad esempio, se siamo infastiditi o nervosi può capitarci di battere nervosamente la gamba e questo non solo può infastidire chi ci è seduto accanto ma comunica anche a chi abbiamo intorno che è il caso di lasciarci stare.

Anche la postura è altrettanto importante perché è il modo che abbiamo di posizionarci nel mondo.

Alexander Lowen, famoso psichiatra e psicoterapeuta americano, creatore della bioenergetica, spiega bene nei suoi libri quanto molte delle nostre espressioni idiomatiche facciano riferimento al corpo e quanto riflettano effettivamente sulla realtà: se incontriamo una persona che è abituata a "portare tutto il peso sulle spalle", la vedremo davvero con le spalle incassate, spostate in avanti, con la testa pesante, e probabilmente i suoi movimenti risulteranno lenti e pesanti.
Se parliamo con una persona che ha "la testa tra le nuvole", notiamo come la parte posteriore del suo corpo è molto più sviluppata di quella inferiore e i movimenti delle braccia saranno rapidi e leggeri, ma se, al contrario, nostro fratello è una persona con "i piedi per terra", avrà delle gambe molto forti e pronunciate.

Quando entriamo in relazione con le altre persone il linguaggio del corpo che utilizziamo ci caratterizza e ci permette di comunicare il nostro livello di sicurezza o di insicurezza sia in un contesto di svago che in un contesto lavorativo.
Esistono molti strumenti che ci consentono di lavorare sul nostro linguaggio del corpo e che ci permettono di controllare e riconoscere quali sono gli atteggiamenti del corpo sbagliati che ci possono penalizzare e quali sono invece quelli validi che ci possono valorizzare.

Le espressioni facciali e le mani nel linguaggio del corpo

Non tutte le parti del nostro corpo comunicano allo stesso modo. La palma d'oro va sicuramente al viso. Non è un caso che tra il collo e la fronte abbiamo più di 30 muscoli, che oltre per le funzioni vitali servono anche a comunicare quello che pensiamo (anche quando non vorremmo). Un esercizio che si fa a teatro, per esempio, è quello di utilizzare la maschera neutra. La maschera neutra è una maschera in cuoio che non ha espressione, è neutra, appunto.

Jacques Lecoq, attore e pedagogo francese, iniziò ad utilizzare la maschera neutra per aiutare gli attori ad esprimersi con tutto il corpo, non solo con il viso. Il principio è semplice: se hai sul viso una maschera neutra, senza espressione, non puoi aiutarti con la mimica facciale, ma devi usare tutto il corpo per esprimerti. È un esercizio bellissimo e molto utile.

Altra parte importante: le mani. Se vogliamo possiamo definirle delle antenne e comunicano emozioni a chi ci sta intorno. Se mentre parliamo con qualcuno le tormentiamo o le agitiamo probabilmente risulteremo fin da subito stressati e nervosi. Muoverle con cognizione di causa e gestirle bene, darà l'impressione di essere persone che "sanno dove mettere le mani".

Ma questi sono solo pochi e semplici esempi. Esistono tecniche più specifiche che ci possono essere insegnate e che vengono dal teatro. Gli attori infatti riescono a sottolineare le parole e le emozioni grazie a tecniche specifiche di gestione del loro linguaggio del corpo ed è proprio grazie al loro corpo che riescono a farci entrare nel racconto e a farci vivere le emozioni della scena.

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PER SAPERNE DI PIÙ

Il linguaggio del corpo nel teatro e nella danza

Anche la danza è terreno di comunicazione non verbale. I danzatori attraverso il movimento riescono a raccontare e interpretare vere e proprie storie. Grazie alle espressioni del viso, alla mimica e alla gestualità riescono a farci commuovere o a divertirci insomma a farci provare sensazioni forti senza mai dire una parola.
Ma anche chi usa tutti i giorni le parole per lavoro deve essere in grado di usare al meglio il proprio linguaggio del corpo. Gli insegnanti ma anche i venditori devono infatti riuscire a farci fidare di loro non solo con le parole ma anche con la postura e con i gesti, con gli sguardi e con i sorrisi.

La prossemica e il contatto fisico

Due sfere importanti della comunicazione non verbale sono la prossemica e il contatto fisico. La prossemica studia la distanza che teniamo dalle cose e dagli altri. Edward T. Hall, antropologo statunitense che primo ha coniato il termine, sostiene che alla distanza fisica, corrisponde anche una distanza relazionale. Per intenderci, se siamo a 50cm da una persona, avremo una relazione di intimità, mentre la distanza pubblica è a 4/5 metri. Ovviamente sono distanze empiriche e variano di contesto in contesto. Parlare di "vicino" o "lontano", sostiene Hall, ha poco senso, perché cambiano in base alle relazioni tra le persone, al contesto in cui sono, alla cultura in cui sono immersi. Saper leggere le distanze tra le persone, ci fornisce dati molto interessanti.

Il contatto fisico invece è altrettanto importante. Comunichiamo anche con quello. Tocchiamo una spalla, sfioriamo un braccio, stringiamo una mano. Toccare o essere toccati, rappresenta forse il modo più coinvolgente di comunicazione umana, spesso anche quello più intenso. Ecco perché è importante non abusarne e capire se l'altra persona è disposta o meno ad accettarlo.

Gli occhi nel linguaggio del corpo

Anche gli occhi giocano il loro ruolo nel linguaggio del corpo. Nella vendita ad esempio è utile comunicare sicurezza guardando negli occhi il nostro interlocutore per mostrarci attenti e interessati ma bisogna fare molta attenzione perché questi segnali potrebbero anche essere interpretati come atti di arroganza e potrebbero farti perdere il cliente.

Proprio per evitare di esagerare in un senso o nell’altro decidere di frequentare un corso che lavora sul linguaggio e l'espressività del corpo, come ad esempio un corso di recitazione o un corso di public speaking, può essere davvero di grande aiuto.

Un corso basato sugli esercizi più innovativi per farti conoscere e potenziare il linguaggio del corpo ti può insegnare moltissimi modi per sviluppare le tue potenzialità e anche se non stai cercando un lavoro o non devi dare un esame all’università un corso che ti insegni a sviluppare la comunicazione non verbale ti sarà di grande aiuto in ogni aspetto della tua vita.

Ti sei mai chiesto come vincere la timidezza? Non è sempre necessario mostrarsi spigliati ed estroversi, ma essere timidi in alcune situazioni rischia di precludere alcune opportunità e di non mettersi mai in gioco. Prima di tutto prova a pensare che non si tratta di un difetto che non puoi correggere, ma di un atteggiamento che puoi migliorare. 

Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta nella sua vita "Ah! Se avessi detto questo al momento giusto", oppure: "Magari fossi sempre sicuro di me". Chi è timido spesso si "paralizza" da solo, non si ritiene adeguato all'ambiente e in grado di comportarsi in maniera conforme alle richieste degli altri, ritenuti sempre superiori e di successo, arrivando a privarsi anche delle esperienze quotidiane piacevoli. Quante volte a scuola hai rinunciato ad alzare la mano nonostante sapessi la risposta alla domanda fatta dal professore?

E anche nella tua vita adulta avrai sicuramente avuto momenti in cui eri certo di poter rispondere meglio di quel tuo amico o di quel tuo collega. Ma tra il pensiero e l’azione hai sentito il battito del cuore accelerare, il sudore ha iniziato ad imperlarti la fronte e la voce si è bloccata in gola lasciandoti paralizzato. E in questo attimo - che per te è durato minuti - hai potuto osservare un altro rispondere al tuo posto.

Come vincere la timidezza nel lavoro

In un contesto lavorativo essere timido può essere un vero problema. La timidezza può bloccarti mentre stai per chiedere un aumento o precluderti avanzamenti di carriera a vantaggio di chi si mostra spigliato ed estroverso. Ma come si vince la timidezza sul lavoro? In primo luogo, devi avere fiducia in te stesso e nelle tue potenzialità. Se occupi quel posto di lavoro è perché sei stato selezionato e ritenuto idoneo. Non devi aver paura! La timidezza nasce dall’insicurezza e dalla scarsa fiducia in sé stessi. Il primo passo che devi fare è proprio iniziare a credere di più nelle tue forze.

Fare teatro per vincere la timidezza

Certo ci sono delle situazioni che sono difficili da evitare. Ad esempio, se sei una persona timida sicuramente sentirai come un grande problema quello di dover parlare in pubblico. Ma come si vince la timidezza di parlare in pubblico? Esistono molti esercizi per vincere la timidezza ed alcuni che troverai in rete sono decisamente bizzarri e fuori dagli schemi.  Senza dubbio una buona soluzione è quella di iscriverti ad un corso di teatro.

Fare teatro per vincere la timidezza è un modo ampiamente sperimentato ed offre risultati garantiti. Per trovare il coraggio di buttarsi nell’arena e decidere di iniziare un percorso teatrale, trova un luogo che ti sia congeniale e un ambiente che ti faccia sentire protetto e a tuo agio. Seleziona bene le scuole di teatro, parla con le persone che ci lavorano. Non forzarti e prendi il tuo tempo. E quando ti senti pronto inizia a sperimentare. Senza dubbio ti sarà d’aiuto trovare una forte connessione con il tuo insegnante e con il tuo gruppo. A mano a mano che il corso si svilupperà, prenderai coraggio e inizierai a sentirti sicuro dei tuoi mezzi. Mettersi in gioco davanti a un pubblico può essere terrorizzante anche per i professionisti.

Come vincere la timidezza sul palco

Per vincere la timidezza sul palco ascolterai molte possibili soluzioni: da quella che ti consiglia di immaginare tutta la platea in mutande a quella che ti suggerisce di andare sul palco senza pensare fino al consiglio di bere un sorso di vino prima del debutto. 
La verità è che recitazione e timidezza sono due lati di quella stessa medaglia che è la tua sfera emotiva. Impegnarsi sul palcoscenico e mettersi in mostra mette a nudo le nostre sensazioni e le nostre emozioni.

Per quello le persone timide detestano esporsi in pubblico. Esporre il nostro corpo e le nostre emozioni è terrorizzante ma è davvero molto importante riuscire a farlo. Perché riuscire a controllare la nostra emotività ci fa sentire più sicuri di noi stessi e pronti ad affrontare le sfide che la vita ci pone. Il palcoscenico è un grande catalizzatore di emozioni e se deciderai di affrontare la timidezza iscrivendoti ad un corso di teatro o un corso di public speaking imparerai come gestire le tue insicurezze.

Il personaggio che andiamo ad interpretare sulla scena può esserti di grande aiuto. In lui e nelle sue caratteristiche caratteriali potrai trovare la forza per fare cose che non pensavi di poter fare. Usando il personaggio come uno scudo potrai gradualmente prendere coscienza di chi sei e del segno che vuoi lasciare. Farai un viaggio dentro te stesso e comprenderai a quali risorse attingere. E avrai la possibilità di portare con te un bagaglio emotivo che ti sarà utile per tutta la vita. 

Ti è mai capitato di dover esporre una tua idea e di non riuscire a parlare in pubblico, restando paralizzato dalla paura senza sapere cosa dire? Hai sofferto di glossofobia (dal greco "glōssa", lingua e "phobos", paura) cioè appunto la paura di parlare in pubblico. Che è davvero molto comune. Secondo un sondaggio recente riguarda ben il 40,6% della popolazione italiana.

Non sei quindi il solo a dire “non riesco a parlare in pubblico e non ce la farò mai!”. Nonostante tu sia in buona compagnia e la difficoltà di parlare in pubblico coinvolga quasi un italiano su 3, dobbiamo distinguere tra quello che può essere un semplice imbarazzo e una vera e propria sensazione di ansia mista a panico che può causare molteplici effetti negativi.

Dalla voce che trema, sintomo di timidezza, l’agitazione all’idea di parlare in pubblico può farti arrivare infatti ad avere veri e propri attacchi di panico. Spesso l’ansia di parlare in pubblico è legata al fatto che si parla davanti ad una platea vasta e quindi insorge un altro tipo di paura: l’agorafobia ovvero la paura degli spazi aperti. 

Esercizi e consigli per vincere l'ansia di parlare in pubblico

Come gestire l'ansia di parlare in pubblico

Esistono alcuni rimedi che ti permettono di gestire l’ansia di parlare in pubblico come ad esempio praticare tecniche di rilassamento e autoconvinzione. Lo psicologo cognitivista statunitense Albert Bandura ha coniato il termine “autoefficacia” che si verifica quando la persona crede in sé stesso e nelle sue doti a tal punto da sollecitare il pensiero positivo e riuscire a far andare le cose nel verso giusto.

Le credenze delle persone riguardanti la propria efficacia nel gestire gli eventi influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità allo stress ed in generale la qualità della prestazione. Secondo Bandura il senso di autoefficacia rispetto a una performance deriva da tre convinzioni di base:

  1. La convinzione di sapere in che modo (cosa occorre fare) per ottenere un determinato risultato
  2. la convinzione di avere le capacità per farlo
  3. La convinzione che mettendo in atto quel comportamento si otterrà il risultato sperato

Balbuzie e parlare in pubblico

La balbuzie è un disturbo del linguaggio caratterizzato da un flusso interrotto e da involontarie ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe, parole o frasi, con frequenti pause o blocchi in cui la persona che balbetta non riesce ad esprimere verbalmente, in modo continuo, un pensiero o un concetto, nonostante lo abbia già formulato mentalmente. Molti pensano che la balbuzie sia collegata ad uno stato di ansia preesistente ma in realtà esiste una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta: la persona che balbetta si sente insicura e frustrata per via del suo balbettare e non riesce a superare questa sua difficoltà.

 Saprai sicuramente che grandi cantanti e attori quando cantano o recitano e in qualche modo liberano la loro creatività e allentano la sensazione di pressione emotiva smettono di balbettare. Pensa a Filippo Timi, un attore famosissimo che non ha mai fatto mistero di questa sua peculiarità. Se hai visto il film “Il discorso del Re” sai che esistono moltissimi esercizi, più o meno convenzionali che riescono ad offrire ad una persona balbuziente gli strumenti per parlare bene in pubblico. 

public speaking

Perchè parlare in pubblico

L’ansia di parlare in pubblico si può superare, devi solo essere guidato da persone competenti e credere in te stesso: vedrai dei risultati sbalorditivi! Potresti dire “ma io odio parlare in pubblico perché devo sottopormi a questo stress?”

Parlare in pubblico efficacemente può rendere la tua vita molto più semplice. Pensa a quella relazione che hai presentato lo scorso mese e su cui avevi lavorato anche di notte! Hai perso il filo del discorso perché hai sentito qualcuno parlottare, sei diventato rosso come un peperone e non sei riuscito a proseguire e hai dovuto chiedere al collega di sostituirti facendo una pessima figura.

Se avessi avuto gli strumenti per vincere l’emozione e avessi saputo come parlare in pubblico efficacemente saresti stato apprezzato maggiormente dal tuo capo che ti avrebbe dato una bella gratifica. Se vuoi ottenere il meglio da un esame o vuoi che finalmente il capo si accorga di te al prossimo convegno ci sono degli esercizi che puoi provare a fare: 

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PER SAPERNE DI PIÙ

Esercizi utili per parlare in pubblico

1. “Ascoltami”
La prossima volta che parli in pubblico comincia a provare ad alzare leggermente il volume di voce. Non dico di urlare – risulteresti un pazzo – ma è importante che il tuo tono di voce sia fermo e ben udibile fino alle ultime file. Quando ti accorgerai di aver catturato l’attenzione del pubblico ti sentirai davvero un vincente. 

2. Decidi di essere tigre e non gazzella!
Non sfuggire lo sguardo ma anzi cerca il contatto visivo. Abbiamo imparato dagli animali che i predatori guardano sempre le loro prede negli occhi. 

3. Stai dritto con la schiena
Il linguaggio del tuo corpo racconta di te: chi assume una postura eretta e aperta risulta immediatamente autorevole al suo pubblico e anche tu ti sentirai autorevole di conseguenza.  

Seguendo i consigli utili e proseguendo nella giusta direzione con un tutor che lavori sulla tua dizione e sulla tua autostima è possibile sia vincere la propria timidezza sia gestire l’ansia, per riuscire finalmente a parlare finalmente a parlare bene in pubblico e ad essere convincente.

Nel mondo del cinema, l’Italia è famosa per i suoi incredibili doppiatori. Il nostro Paese può infatti vantare nomi d’eccellenza, che sono stati in grado di far sognare il pubblico nonostante la differenza linguistica. Molti doppiatori sono diventati famosi tanto quanto l’attore a cui danno voce, e grazie alla grande scuola del doppiaggio italiano, ormai tramutato in una vera e propria tradizione cinematografica, il mestiere del doppiatore è diventato sicuramente uno dei più ambiti.
Ma in cosa consiste il doppiaggio? Cosa significa fare il doppiatore? Ma soprattutto, come fare a diventare un doppiatore?
Oggi daremo risposta a tutte queste domande, esplorando insieme come funziona il mondo del doppiaggio e come fare a lavorare come doppiatori.

Cos’è il doppiaggio

Il doppiaggio è una tecnica specifica utilizzata nei prodotti audiovisivi in cui un attore, in tal caso detto doppiatore, presta la sua voce all’interprete sullo schermo, così da poterne tradurre la lingua.
Il doppiaggio rientra infatti tra le tecniche di traduzione cinematografica, come alternativa al sottotitolo, anche se in alcuni casi può essere utilizzato per ristrutturare l’audio di un film. In quel caso, sarà l’attore stesso a doppiare nuovamente il suo parlato, così da ottenere un dialogo migliore.
Ma come funziona la tecnica del doppiaggio? È un processo di post-sincronizzazione in cui la voce originale dell’attore o del personaggio in questione viene cancellata e sostituita con una voce registrata in un secondo momento, previa traduzione della pellicola.
Esistono vari tipi di doppiaggio, di cui i più famosi sono ovviamente i film e le serie TV, ma anche i prodotti di animazione e le pubblicità, spot radiofonici inclusi.

Come avvicinarsi al doppiaggio

Ma da dove si parte quindi per diventare doppiatori? Diciamo che le strade possono essere due: diventare un attore affermato e poi passare al doppiaggio, come molto spesso è successo nella storia del doppiaggio italiano, oppure diventare direttamente doppiatore. Alternativamente si potrebbe pensare a un corso da speaker. In generale, bisogna studiare: è questo il primo passo per diventare un doppiatore di successo.
Il tipo di studi migliore per diventare doppiatore è un corso che permetta sì di acquisire grande padronanza della voce, ma anche una dizione perfetta, capacità interpretativa e perché no, anche d’improvvisazione, oltre che tutte le competenze tecniche che un doppiatore deve avere.

I migliori corsi di doppiaggio in Italia

Grazie alla sua grande tradizione, l’Italia vanta tra le migliori scuole di doppiaggio mai esistite.
I corsi di doppiaggio più famosi a Milano, dove predomina il doppiaggio televisivo, sono quelli svolti presso l’Accademia del Doppiaggio e il CTA, Centro Teatro Attivo, che propone corsi di pre-doppiaggio per aiutare gli interessati a capire se è un tipo di arte che fa al caso loro, oppure se preferiscono palcoscenico e grande schermo, oppure la direzione.
Per chi vuole studiare doppiaggio a Roma, che è invece la patria del doppiaggio soprattutto a livello cinematografico, le possibilità sono davvero tante.
In generale, un buon corso di doppiaggio consente, al suo termine, di diventare assistenti turno presso le case di doppiaggio. In questo modo gli studenti avranno la possibilità di osservare da vicino come lavorano i professionisti e come si svolge il lavoro del doppiatore, acquisendo tutti i trucchi del mestiere e imparando sul campo come operare al meglio.

Come diventare doppiatore di cartoni animati

In realtà, il percorso da seguire per diventare un doppiatore di cartoni animati non è diverso da quello per diventare un doppiatore di film, o di pubblicità radiofoniche.
Il doppiatore di film e cartoni per bambini, infatti, è semplicemente un doppiatore specializzato in questo tipo di prodotti. Generalmente tende ad avere la capacità di modulare la voce in toni e cadenze particolarmente ricercate in questo genere, così da interpretare al meglio personaggi immaginari, ma in generale la formazione e il tipo di lavoro è la stessa di un doppiatore di altro genere.

Posso diventare doppiatore a 40 anni?

Certo! Non c’è limite alla passione e l’età non è assolutamente uno scoglio, specialmente se sapete come padroneggiare a dovere la vostra voce.
È vero, il mondo del doppiaggio non è tra i più facili a cui accedere, ma se si ha talento e voglia di mettersi in gioco, nulla è impossibile e non sarà di certo la vostra età a fermarvi.

Quanto guadagna un doppiatore

Purtroppo o per fortuna una risposta definitiva non c’è, in quanto un doppiatore è prima di tutto un libero professionista e la paga cambia a seconda del tipo di lavoro e dell’esperienza di ciascuno.
Dunque, più che di guadagno si può parlare di retribuzione. La quantità della retribuzione per un doppiatore dipende da due fattori fondamentali: il numero di ore impiegate per fare un lavoro e la quantità di righe sulle quali il doppiatore lavora ogni ora. Questi due elementi, combinati al tipo di doppiaggio (film, spot, etc) e l’esperienza del doppiatore risultano poi in una retribuzione finale.

Dove trovare annunci per doppiatori

Ad oggi, internet è sicuramente la risposta migliore a questa domanda. Basta una veloce ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per trovare in pochi secondi tutti i tipi di annunci più interessanti per doppiatori.
Un’altra opzione molto valida è quella di controllare le bacheche delle scuole di doppiaggio, delle accademie teatrali e quelle cinematografiche. Ultima, ma non meno valida, l’opzione di rivolgersi ad agenzie per doppiatori che si premureranno di trovare i provini che fanno più al caso vostro.

Come funziona un casting per doppiatori

Un provino per doppiatori funziona un po’ come quello di un attore, con la differenza che le capacità provinate non sono solamente attoriali, ma anche tecniche a livello di doppiaggio. In generale, sempre di performance si tratta ed è sempre in base a quella che si viene scelti.
Dunque come prepararsi per un provino per doppiatori? Assicuratevi che le vostre conoscenze tecniche rispetto a ciò che dovete fare siano assolutamente impeccabili, come anche preparatevi un pezzo a piacere, il famoso cavallo di battaglia. Studiate molto bene la parte che dovrete interpretare e anche l’attore che dovrete doppiare: in questo modo troverete il giusto tono da dare al tutto.
Questo è probabilmente il modo migliore per superare con successo un casting per doppiatore!

Fare il conduttore televisivo o il conduttore radiofonico è un lavoro entusiasmante. Ma non ci si improvvisa conduttori. Avere le giuste competenze è fondamentale per avere successo come presentatore TV o come presentatore radio.
Ma come diventare un anchorman o un conduttore? Bisogna studiare, impratichirsi, fare la famosa gavetta e specializzarsi in uno dei tanti tipi di presentatore che esistono. Oggi quindi, con questa breve guida de Il Melograno, proviamo a rispondere a qualche domanda.

Cosa studiare per diventare presentatore televisivo

Come faccio a lavorare in TV? Non è facile. Ci vuole talento, conoscenze e anche una buona dose di fortuna. Ma la fortuna bisogna anche un pò crearsela. Studiando, intanto. Parti per esempio da un corso di recitazione. Cosa c’entra la recitazione con la presentazione televisiva? Beh, impari come gestire la presenza scenica, l’improvvisazione per far fronte agli imprevisti, i tempi scenici e il rapporto con un pubblico sempre diverso.
Essere creativi è poi una delle caratteristiche principali di un conduttore TV, e un corso di recitazione serve proprio a liberare la creatività.

Cosa studiare per diventare presentatore radiofonico

Ma se invece della TV, volessi diventare un conduttore radiofonico?
La cosa peggiore di un conduttore radiofonico è quando non si capisce. Perché si mangia le parole, o perché è monocorde o peggio perché parla in un dialetto incomprensibile. Anche qui, lo studio è fondamentale. Che ne dici di partire da un corso di dizione?
La dizione è il punto di partenza fondamentale per chi vuole diventare uno speaker radiofonico: aiuta a modulare la voce, perfezionare la pronuncia e sapersi rapportare a qualsiasi tipo di condizione vocale.
Per dizione, infatti, non s’intende solamente il pronunciare bene le parole, ma anche il saper giocare e sapersi esprimere con la voce, che è una delle caratteristiche più importanti di un conduttore radiofonico. Insomma, si tratta del punto di partenza perfetto se vuoi lavorare in radio.

Presentatore o giornalista televisivo?

Con l’aumento delle trasmissioni televisive a sfondo giornalistico e dei dibattiti di politica e attualità in TV e alla radio, spesso questi due ruoli vengono confusi, ma in realtà si tratta di due lavori ben diversi. Qual è quindi la differenza tra un presentatore e un giornalista televisivo?

- Il giornalista TV non è necessariamente un presentatore e in generale ha come scopo quello di informare, creare un dialogo efficace e utile e, nel caso, gestire un dibattito con le dovute conoscenze in quanto a dati e attualità. È assolutamente necessario che dica il vero e il suo scopo non è quello di divertire e svagare lo spettatore.

- Il presentatore TV, invece, ha come scopo quello di intrattenere e di ideare una trasmissione che non abbia necessariamente l’obiettivo di generare consapevolezza rispetto a tematiche di attualità. A seconda del tipo di trasmissione, può avvalersi di giornalisti televisivi, certo, ma anche di ospiti di altro genere, a seconda della tematica affrontata. Spesso è buona norma che il conduttore sia affine agli argomenti trattati e che abbia un qualche tipo di referenza in merito, ma non è sempre necessario.

Dove cercare gli annunci per conduttore TV / radio

Internet è sicuramente il bacino più fornito se vuoi tuffarti tra gli annunci per chi cerca lavoro come conduttore televisivo o radiofonico.
Basta una veloce ricerca per trovare tantissime opportunità di lavoro per presentatori!
Per lavorare in TV o se vuoi lavorare in radio è tieni sott’occhio anche le directory ufficiali dei principali canali televisivi e radiofonici, invia candidature spontanee, o inserisci il tuo curriculum all’interno del loro sistema.
Puoi anche iscriverti alle newsletter per gli annunci di lavoro delle varie realtà che t’interessano, come anche delle Associazioni dedicate a questo tipo di professionisti e alle agenzie: sarà un ottimo modo per essere sempre aggiornato sulle novità in questione.

Come presentare la propria candidatura

Ogni offerta di lavoro ha dei requisiti differenti quando si tratta di rispondere ad un annuncio di lavoro per presentatori e conduttori. Spesso bisogna inviare un provino per accedere alle prime selezioni, altre volte bisogna presentarsi di persona. In generale, tieni sempre pronto uno showreel che dimostra le tue capacità.
Cos’è uno showreel? Si tratta dell’insieme delle tue migliori performance, che siano avvenute durante una precedente esperienza lavorativa, o che siano state realizzate ad hoc per creare questo video/audio di presentazione.
Se non sai come realizzare uno showreel, su internet puoi trovare molte guide e molti esempi di video introduttivi. Ricorda: l’importante è che ti rappresenti!

Dove si fanno i casting per scegliere i conduttori TV

I casting vengono spesso condotti negli studi di registrazione del canale televisivo o radiofonico in questione, ma comunque non c’è un luogo standard dove avvengono i provini per diventare presentatore TV o radio. La location può variare da situazione a situazione. Stai sempre pronto a spostarti e ad andare incontro alle opportunità.
Noi ti consigliamo di non prestare attenzione solo ai grandi casting per diventare conduttori, ma anche alle offerte di lavoro più piccole, per ricoprire magari solo una parte all’interno di un programma. Tieni anche sempre sotto controllo i casting all’estero: non è detto che non possano rappresentare una bella opportunità!

Come affrontare un casting

Di certo è la prova che terrorizza di più e proprio per questo si rischia sempre di fare un disastro. Dunque, come fare ad affrontare un provino?
Innanzi tutto: studia! Preparati bene rispetto a quelle che saranno le tue prove di selezione per presentatori radio o TV e prepara una parte nel caso ti venga richiesto un pezzo a piacere. Qui puo' aiutarti il nostro corso di recitazione!
Fai poi una bella ricerca su chi sono i tuoi giudici: informati su ciò che ti aspetta e su come funziona un provino presso l’agenzia o il canale dove ti state recando. Dormi bene la notte prima e assicurati di vestirti in modo adeguato. Ma soprattutto, sii te stesso: è forse questo l’ingrediente più importante per superare un casting con successo.

Come diventare un presentatore Sky

Il primo passo è sicuramente andare sul sito di Sky Italia e candidarti per delle eventuali posizioni aperte e offerte di lavoro sui canali Sky nella sezione lavora con noi. Nel caso non ci siano posizioni aperte, inserisci il tuo curriculum nel database, così da essere informato quando si apre un’offerta interessante.
Se hai un agente, assicurati che ti mantenga informato quando ci sono dei provini in arrivo, così da poter presentare immediatamente la tua candidatura.
Se vuoi sapere se questo è il tipo di canale che fa per te, ci sono molte opinioni su come sia lavorare in Sky. Anche in questo caso, non snobbare gli stage o i tirocini in Sky, potrebbero essere un primo passo molto valido per iniziare la tua carriera e farti conoscere.